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lunedì 4 settembre 2017

Estratto n. 2 - Nel 1976 Delphine vive il dramma del terrorismo

Fotogramma dal film "Buongiorno, notte" di Marco Bellocchio (2003)

Ti propongo il secondo estratto dal romanzo "6/6/66 - Quattro vite oltre il Novecento".

Siamo nel 1976.
Delphine ha 10 anni quando la minaccia del terrorismo tocca i suoi affetti più cari. La zia Georgette in Italia è entrata in contatto con un gruppo eversivo. La bambina avrà modo di incontrare la sua amata zia, a Padova, in circostanze drammatiche....

Il romanzo integrale è acquistabile on-line in versione cartacea o e-book

L'e-book è in offerta a soli 0,99 euro.

Buona lettura!


P.S. Per comodità di lettura, nel testo troverai grassetti, sottolineature, hashtag e link che, tuttavia, NON sono presenti nella versione originale del romanzo.


#1976 - Capitolo 4 - #Delphine 
[...] #Adrienne si sveglia all'improvviso, scatta per lo spavento. Era un incubo. L'ennesimo. Il cuore le batte forte, ripensando alla storia ancora una volta rivissuta, respirata, toccata sperando di poterla modificare. Sono passati tre mesi dal #viaggio in #Italia. La #morte ancora la accompagna. #Alphonse la abbraccia. “Lasciami, per favore”. “Adrienne, fatti aiutare”. “Non puoi capirmi”. Lui si gira dall'altra parte, incapace di aiutarla.
È stato tutto così improvviso, ma anche lungo, infinito, non risolto. La stanza di #Delphine, vuota. Il letto intatto, i giochi di bambina, i poster e i colori del suo piccolo mondo. Un flash: la lettera di #Georgette, il pianto di Delphine. “Voglio rivedere la zia, non capisco, che cosa è successo?”, cosa risponderle? Un altro flash: una pozza di #sangue in Piazza delle Erbe, gli urli della sirena della polizia, i curiosi assiepati al di là della improvvisata recinzione.
Gli occhi di Adrienne ancora aperti, la mano immobile a stringere la lettera. “No, no, no” il pensiero fa troppo male “la mia povera …”. I passi silenziosi alle sue spalle riescono ad interrompere il flusso caotico dei suoi pensieri. È Alphonse, la valigia in mano: “Non ce la faccio più, Adrienne. Io ti amo ma non posso più sopportare la tua indifferenza. Sembra quasi che mi disprezzi. Me ne vado, è meglio per tutti e due”. 
Me ne vado. L'ha detto veramente”... “Alphonse...” il nome esce piano dalla sua bocca. Lui la guarda con trasporto, dritto negli occhi: “Puoi ancora chiedermi di restare, amore mio”, ma dalla bocca di Adrienne non riesce ad uscire alcun altro suono. La porta si chiude alle spalle del suo unico, grande amore.
Adrienne non è riuscita a fermarlo, come non era riuscita a fermare Georgette quando era tornata a casa dei genitori. I ricordi si affollano caotici nella sua mente, le voci si confondono, le facce sbiadiscono: “Che ci fai qui? Non ti permetterò di mettere in pericolo la mia famiglia” Alphonse si era rivolto così alla giovane idealista Georgette che non aveva resistito al richiamo dei suoi cari. Doveva rivedere Adrienne, soprattutto doveva rivedere Delphine. Doveva spiegarle. Il punto di non ritorno in cui si trovava la #classe #operaia, la guerra senza quartiere all'#imperialismo, allo #Stato, ai capitani d'#industria. Non aveva tradito sé stessa. Doveva dirglielo. Combatteva per una società più giusta. [...]
“Alphonse, fammi parlare con Delphine, ti prego” era la richiesta della giovane zia. “Non hai più nulla da dirle, ormai hai scelto la strada della #violenza, sei circondata da assassini, forse hai già #ucciso. Come puoi pensare...?” alzava la voce Alphonse. “Papà, aspetta … ricordati che sono grande, adesso” sopraggiungeva Delphine. Adrienne ancora vede, come fosse un minuto fa, l'espressione triste ma decisa della figlia. Non una lacrima, la voce ferma.
Io ti conosco, zia. Tu non sei un'#assassina”. “Delphine, tesoro mio, perdonami. Io non … tu devi...”. 
Bang! Bang! Bang! Ancora quegli spari a ronzare nella sua testa. Adrienne li ricorda, li sente ancora nitidamente.  “Delphine, no! Delphine, fermati!”, si accorge che sta gridando davvero, come se il maledetto destino fosse componibile come un puzzle, come se il puzzle potesse ancora essere completato. [...] [CONTINUA]


giovedì 31 agosto 2017

Estratto n. 1: Prologo 1966 - Delphine



Ti propongo un primo estratto dal romanzo "6/6/66 - Quattro vite oltre il Novecento".

Si tratta della parte iniziale del Prologo, ambientato nell'anno 1966.

La protagonista dell'estratto è una delle quattro vite del sottotitolo: Delphine
E' qui raccontata la sua nascita.

Il romanzo integrale è acquistabile on-line in versione cartacea o e-book

L'e-book è in offerta a soli 0,99 euro.

Buona lettura!


P.S. Per comodità di lettura, nel testo troverai grassetti, sottolineature, hashtag e link che NON sono presenti nella versione originale del romanzo.


#PROLOGO - 1966
Quante cose possono accadere in un istante? Prendiamo una data qualsiasi, più o meno significativa, più o meno lontana, famosa, isolata, anonima. Siamo in #Europa, non c'è dubbio. Cosa è l'Europa? In quella precisa data, il 6 Giugno #1966, l'Europa è parte di un gioco più grande: la Guerra Fredda. C'è la cortina di ferro. 
Delphine 
Da una parte nasce #Delphine, nella cittadina bretone di #Dinan. Un villaggio dell'area più brulla, ventosa e isolata dell'esagono #francese. Un luogo affascinante, dove gli uomini hanno imparato a convivere con una natura tanto bella quanto indomita. 
“Ma chi l'avrebbe mai detto che sarei finito a vivere proprio qua?” pensa per l'ennesima volta #Alphonse, originario della calda e zingara #Camargue. E per l'ennesima volta visualizza nella sua mente il viso timido e sincero di #Adrienne, di cui si è perdutamente innamorato tre anni prima. “Una cameriera così carina ad #Arles farebbe girare la testa a molti uomini”. A queste parole ed all'occhiolino di Alphonse, Adrienne aveva reagito con uno sguardo glaciale. Lui ricorda bene quel giorno. Lei aveva i capelli lisci legati in una coda senza pretese. Non un filo di trucco. Quelle fossette così evidenti anche se lei non sorrideva.
“Io non la conosco, signore, e non le consento di prendersi queste libertà”. Altro che sorridere. Lo guardava negli occhi con aria di sfida. Il sorriso tronfio del giovane #cowboy del Sud si era attenuato ma non spento. Gli era piaciuta da subito. Adrienne si era voltata e, da dietro, non vista, si era concessa un accenno di sorriso. Ma questo, Alphonse non l'aveva mai saputo. Il funerale di una vecchia pro-prozia del Nord si era, così, tramutato in una occasione del #destino. Da non perdere. Il locale “La belle italienne” era stato oggetto, nei giorni successivi, di frequenti puntate da parte di Alphonse che, improvvisamente, non poteva più fare a meno della cucina d'Oltralpe. 
Delphine, si diceva. È la loro prima #figlia e viene al mondo il giorno 6 di Giugno del 1966. Sente di dover #partorire, Adrienne, mentre prepara la salsa in cucina. Assieme a quello che è poi diventato suo marito, Alphonse, gestisce un grazioso #ristorante in centro a Dinan, riuscito esito dell'amalgama di almeno tre diverse culture gastronomiche: #italiana, #bretone e del sud della #Francia, quest'ultima un po' gitana per influsso secolare dei popoli passati per la Camargue. 
L'ospedale è a #Rennes, non proprio dietro l'angolo. Alphonse l'accompagna emozionato ed ansioso. Tra una contrazione e l'altra, Adrienne gli indica le direzioni da prendere ai semafori, mentre lui non è in grado di aggiungere il ragionamento geografico alle ansie di futuro papà. 
Arrivano finalmente a destinazione.
Quando sente il pianto di #bambina provenire dalla sala parto, si calma per pochi istanti, poi è travolto da una gioia più forte di tutte le altre gioie provate fino a quel momento. Quasi una rinascita. Il tempo futuro gli sembra già troppo limitato per consentirgli di vivere tutta questa #felicità solo annusata. 
Una giornata #piovosa, in linea con il clima del posto, che non vuole sapere di primavere, estati e stagioni convenzionali: clima “#celtico”, ama chiamarlo Alphonse. Adrienne è bretone ma i suoi genitori provengono dall'#Italia, #veneti di #Padova.
#Delphine nasce in una comunità orgogliosa delle sue #tradizioni, custodite dai vecchi con i volti resi #spigolosi dal vento freddo del nord e tramandate ai giovani con la musica, i balli, gli abiti caratteristici, le feste, l'idioma orgogliosamente distante da quello di #Parigi. 
L'Italia è lontana. Pure Parigi è lontana, per la verità. La selvaggia natura bretone è stata, infatti, domata solo in minima parte. In questo sta, principalmente, il fascino primordiale di questi luoghi isolati.
Delphine è circondata da tutta la sua #famiglia: i #nonni materni, dal sangue italiano, confabulano emozionati con quelli paterni appena arrivati da Arles. “È così piccola” si preoccupa Adrienne. “È bellissima, amore, è uguale a te”. “Ma che dici, burlone? Come puoi già parlare di somiglianze? È un batuffolo ancora indistinguibile”. “Io la distinguo bene, invece” interviene la sorella minore di Adrienne, #Georgette. La prende in braccio e la piccola sembra a suo agio, non protesta. “Vieni dalla zietta, Delphine. Come è bella, Adrienne, non può che aver preso dalla nostra famiglia. Senza offesa, caro cognato”. “Figurati, esprimi pure tutto il tuo disgusto” risponde lui, e le risate si diffondono nella stanza. Tutti sanno che scherza, Georgette: Alphonse è un bell'uomo, con i suoi occhi verdi ed il fisico atletico. Alto, poi. A Dinan era da tempo che non girava un uomo così alto. Aveva attirato, e continuava ad attirare, molte attenzioni femminili.
Sono solo scherzi di una novella #zia, giovane ed entusiasta. [CONTINUA]

NOTA. Nell'edizione integrale di 6/6/66, disponibile on-line per l'acquisto, è erroneamente riportato il nome "Gabrielle" in luogo di "Georgette", la zia di Delphine. Al più presto sarà disponibile un ERRATA CORRIGE con la segnalazione di tutti gli errori riscontrati successivamente alla pubblicazione. Nell'attesa, ti porgo le mie scuse!