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mercoledì 17 gennaio 2018

Insegnanti: una centralità da riscoprire

Lavagna elettronica a scuola
Lavagna elettronica a scuola

L’editoriale di Patrizia Ginepri del 10 Gennaio racconta, attraverso la testimonianza di una insegnante, la condizione di timore diffuso in cui vivono i docenti a causa della rottura del patto fra scuola e famiglia.
Vorrei aggiungere qualche appunto, che traggo dalla mia esperienza (ormai abbastanza lontana) di ex alunno/studente e da quella, più recente, di genitore. È vero: gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale per lo sviluppo di una comunità. Un ruolo, tuttavia, spesso sottovalutato, ignorato e mortificato da una società smarrita ed egoista e dalle stesse istituzioni che dovrebbero difenderlo e tutelarlo. Vado oltre: secondo me la scuola ha una funzione più importante della stessa famiglia perché ha il dovere di offrire a tutti, soprattutto a chi parte da condizioni di svantaggio (economico, culturale, familiare appunto) l’opportunità di emanciparsi ed emergere per i suoi meriti.
Questa missione è, tuttavia, ostacolata da un senso etico che, in vasti settori della società, è a dir poco annacquato e di cui l’irresponsabilità della “politica” è un effetto più che una causa. Temo che il mestiere di insegnante in Italia non sia immune da questa amoralità di sistema.
Provoco: siamo sicuri che lo scarso riconoscimento (economico, istituzionale, morale) del ruolo non sia, in molti casi, un alibi per non aggiornarsi, non formarsi, non aprirsi al nuovo?
Quanti insegnanti utilizzano la lavagna ed il registro elettronici?
Quanti partecipano (anche senza bonus) ai corsi di aggiornamento, sempre più necessari in un mondo in continua evoluzione? Quanti riconoscono davvero le “diversità” all’interno di una classe: tutte le culture, tutte le sensibilità che – oggi più di ieri – possono essere valorizzate come straordinario laboratorio di integrazione per la società di domani?
Siamo sicuri che tutti gli insegnanti siano davvero consapevoli, oltre che delle difficoltà e del sacrificio che viene loro richiesto, anche del loro ruolo cruciale in una società che cambia?
Si aggiornano proprio tutti sulle nuove tecnologie dell’informazione, capaci come mai prima d’ora di valorizzare le intelligenze di tutti (compresi, ad esempio, i bambini dislessici)?
Si sforzano davvero, pur in un contesto problematico, di cogliere le enormi opportunità dei nostri tempi?
La “paura” della maestra “Maria”, e di molti altri docenti, mi pone qualche dubbio al riguardo. Una paura che porta a soffermarsi sul “dito” – con la vulgata generalizzata della maleducazione ora imperante e su quanto si stesse meglio ai tempi in cui la disciplina era rispettata – senza vedere la “luna”, una bella luna. Ovvero il futuro della nostra società che gli insegnanti hanno il privilegio di cogliere in anteprima assoluta nelle loro classi.
Così torniamo al loro ruolo, tanto cruciale da richiedere passione, apertura incondizionata al nuovo e desiderio di aggiornarsi senza ritenersi mai appagati di apprendere. E soprattutto senza avere paura.

(Lettera al direttore pubblicata sulla Gazzetta di Parma del 12 Gennaio 2018)

giovedì 31 agosto 2017

Estratto n. 1: Prologo 1966 - Delphine



Ti propongo un primo estratto dal romanzo "6/6/66 - Quattro vite oltre il Novecento".

Si tratta della parte iniziale del Prologo, ambientato nell'anno 1966.

La protagonista dell'estratto è una delle quattro vite del sottotitolo: Delphine
E' qui raccontata la sua nascita.

Il romanzo integrale è acquistabile on-line in versione cartacea o e-book

L'e-book è in offerta a soli 0,99 euro.

Buona lettura!


P.S. Per comodità di lettura, nel testo troverai grassetti, sottolineature, hashtag e link che NON sono presenti nella versione originale del romanzo.


#PROLOGO - 1966
Quante cose possono accadere in un istante? Prendiamo una data qualsiasi, più o meno significativa, più o meno lontana, famosa, isolata, anonima. Siamo in #Europa, non c'è dubbio. Cosa è l'Europa? In quella precisa data, il 6 Giugno #1966, l'Europa è parte di un gioco più grande: la Guerra Fredda. C'è la cortina di ferro. 
Delphine 
Da una parte nasce #Delphine, nella cittadina bretone di #Dinan. Un villaggio dell'area più brulla, ventosa e isolata dell'esagono #francese. Un luogo affascinante, dove gli uomini hanno imparato a convivere con una natura tanto bella quanto indomita. 
“Ma chi l'avrebbe mai detto che sarei finito a vivere proprio qua?” pensa per l'ennesima volta #Alphonse, originario della calda e zingara #Camargue. E per l'ennesima volta visualizza nella sua mente il viso timido e sincero di #Adrienne, di cui si è perdutamente innamorato tre anni prima. “Una cameriera così carina ad #Arles farebbe girare la testa a molti uomini”. A queste parole ed all'occhiolino di Alphonse, Adrienne aveva reagito con uno sguardo glaciale. Lui ricorda bene quel giorno. Lei aveva i capelli lisci legati in una coda senza pretese. Non un filo di trucco. Quelle fossette così evidenti anche se lei non sorrideva.
“Io non la conosco, signore, e non le consento di prendersi queste libertà”. Altro che sorridere. Lo guardava negli occhi con aria di sfida. Il sorriso tronfio del giovane #cowboy del Sud si era attenuato ma non spento. Gli era piaciuta da subito. Adrienne si era voltata e, da dietro, non vista, si era concessa un accenno di sorriso. Ma questo, Alphonse non l'aveva mai saputo. Il funerale di una vecchia pro-prozia del Nord si era, così, tramutato in una occasione del #destino. Da non perdere. Il locale “La belle italienne” era stato oggetto, nei giorni successivi, di frequenti puntate da parte di Alphonse che, improvvisamente, non poteva più fare a meno della cucina d'Oltralpe. 
Delphine, si diceva. È la loro prima #figlia e viene al mondo il giorno 6 di Giugno del 1966. Sente di dover #partorire, Adrienne, mentre prepara la salsa in cucina. Assieme a quello che è poi diventato suo marito, Alphonse, gestisce un grazioso #ristorante in centro a Dinan, riuscito esito dell'amalgama di almeno tre diverse culture gastronomiche: #italiana, #bretone e del sud della #Francia, quest'ultima un po' gitana per influsso secolare dei popoli passati per la Camargue. 
L'ospedale è a #Rennes, non proprio dietro l'angolo. Alphonse l'accompagna emozionato ed ansioso. Tra una contrazione e l'altra, Adrienne gli indica le direzioni da prendere ai semafori, mentre lui non è in grado di aggiungere il ragionamento geografico alle ansie di futuro papà. 
Arrivano finalmente a destinazione.
Quando sente il pianto di #bambina provenire dalla sala parto, si calma per pochi istanti, poi è travolto da una gioia più forte di tutte le altre gioie provate fino a quel momento. Quasi una rinascita. Il tempo futuro gli sembra già troppo limitato per consentirgli di vivere tutta questa #felicità solo annusata. 
Una giornata #piovosa, in linea con il clima del posto, che non vuole sapere di primavere, estati e stagioni convenzionali: clima “#celtico”, ama chiamarlo Alphonse. Adrienne è bretone ma i suoi genitori provengono dall'#Italia, #veneti di #Padova.
#Delphine nasce in una comunità orgogliosa delle sue #tradizioni, custodite dai vecchi con i volti resi #spigolosi dal vento freddo del nord e tramandate ai giovani con la musica, i balli, gli abiti caratteristici, le feste, l'idioma orgogliosamente distante da quello di #Parigi. 
L'Italia è lontana. Pure Parigi è lontana, per la verità. La selvaggia natura bretone è stata, infatti, domata solo in minima parte. In questo sta, principalmente, il fascino primordiale di questi luoghi isolati.
Delphine è circondata da tutta la sua #famiglia: i #nonni materni, dal sangue italiano, confabulano emozionati con quelli paterni appena arrivati da Arles. “È così piccola” si preoccupa Adrienne. “È bellissima, amore, è uguale a te”. “Ma che dici, burlone? Come puoi già parlare di somiglianze? È un batuffolo ancora indistinguibile”. “Io la distinguo bene, invece” interviene la sorella minore di Adrienne, #Georgette. La prende in braccio e la piccola sembra a suo agio, non protesta. “Vieni dalla zietta, Delphine. Come è bella, Adrienne, non può che aver preso dalla nostra famiglia. Senza offesa, caro cognato”. “Figurati, esprimi pure tutto il tuo disgusto” risponde lui, e le risate si diffondono nella stanza. Tutti sanno che scherza, Georgette: Alphonse è un bell'uomo, con i suoi occhi verdi ed il fisico atletico. Alto, poi. A Dinan era da tempo che non girava un uomo così alto. Aveva attirato, e continuava ad attirare, molte attenzioni femminili.
Sono solo scherzi di una novella #zia, giovane ed entusiasta. [CONTINUA]

NOTA. Nell'edizione integrale di 6/6/66, disponibile on-line per l'acquisto, è erroneamente riportato il nome "Gabrielle" in luogo di "Georgette", la zia di Delphine. Al più presto sarà disponibile un ERRATA CORRIGE con la segnalazione di tutti gli errori riscontrati successivamente alla pubblicazione. Nell'attesa, ti porgo le mie scuse! 

venerdì 18 agosto 2017

1996: famiglie e dolori

Enea, Anchise e Ascanio. Scultura del Bernini. Galleria Borghese (Roma)

#1996. "[...] “David” mi sussurra la madre “ti voglio dire una cosa: stammi a sentire” ma le lacrime le impediscono di proseguire. “Ci penso io, cara” interviene suo marito, che mi guarda con una dolcezza che – pur nella tempesta di emozioni che sto attraversando - un po' mi rasserena. 
“Quello che lei ti voleva dire è che … per noi, David, tu sarai sempre come un figlio”. La madre del mio compagno annuisce decisa. “Tu ci devi considerare – aggiunge lui – a pieno titolo la tua famiglia”. Ci abbracciamo ed è per me il più grande conforto. [...]"


Leggi il #romanzo 6/6/66 in versione #ebook o cartaceahttp://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/326085/6666/  
#6666 #1996