lunedì 10 dicembre 2018

SAVE 22/12/18: Presentazione del romanzo 6sei66 a Bologna

Amici bolognesi, segnatevi questa data: verrò il 22 dicembre 2018 al Caffè Letterario Notturno Sud di Bologna a presentare il mio romanzo "6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento", assieme ad altri autori di Edizioni DrawUp.
Vi aspetto!


venerdì 31 agosto 2018

Un pezzo di strada: la mia



Cinque anni di me. Un lustro importante, per la mia vita. Durante il quale sono entrato negli “anta”. Ho visto crescere i miei figli. Ho coltivato le mie passioni, a cui si è aggiunta la scrittura. Ho maturato le mie opinioni rispetto al contesto politico, sociale ed economico, e ne ho scritto su social, blog, siti web, lettere a quotidiani.
Ho infine recuperato tutte queste tracce da me lasciate in giro a partire dall'anno 2013 e le ho raccolte in un unico testo, in ordine più o meno sparso.
Spero che il lettore possa riconoscersi in qualcosa che, di me, è qui rappresentato: un pensiero, un’opinione, una passione. Un’indignazione. Una speranza. Una visione per il futuro dei nostri figli. Se non si troverà d’accordo, andrà bene lo stesso. Mi sarà bastato condividere con lui una parte di me, un mio pezzo di strada.

Se hai voglia di RECENSIRE il mio libro, puoi leggerlo GRATIS collegandoti al sito de Ilmiolibro. Mille grazie!

martedì 12 giugno 2018

Nuova edizione del romanzo 6sei66: l'e-book è GRATUITO!


E' disponibile una nuova edizione del romanzo 6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento.

Per il primo mese, è possibile scaricare gratis l'e-book in formato e-pub comodamente leggibile da smartphone 

Approfitta di questa occasione!

La versione cartacea è, invece, acquistabile a soli € 11,50 dal medesimo sito.

venerdì 25 maggio 2018

giovedì 26 aprile 2018

Un po’…sono tornato a casa: 6sei66 a Torino


Seconda presentazione del mio romanzo. In trasferta, questa volta! Grazie alle solide amicizie di mia sorella nel mondo intellettuale sabaudo, sono stato inserito, assieme ad altri cinque colleghi, nella rosa di scrittori esordienti chiamati a declinare proprio … “Un libro per una rosa”.
Tema centrale: l’amore. Promotore dell’iniziativa è l’associazione culturale “Amico Libro” che ha sede proprio a Torino. Trasferta torinese, quindi. Che si prolunga alla notte grazie all'ospitalità della mia torinese sorella e del mio torinese cognato.



Giornata praticamente estiva. Viaggio in treno, passando da Milano (vogliamo parlare di questo allungamento della linea a scapito della tratta Voghera-Alessandria? No, ora no…). Mi accompagna mia moglie, zaini in spalla. Sono in ansia. Non conosco nessuno. E poi saremo in sei…di cosa riuscirò a parlare, nel “poco” tempo a disposizione? Per distrarmi, mi sono portato dietro la bozza a matita della prima parte del mio nuovo romanzo, ancora in fase assai insicura (vedrà mai la luce?). Mia moglie spreme la sua creatività per un progetto professionale assai interessante. Tra le risaie e le chiese del Canavese, decido di riprendere gli appunti della prima, e finora unica, presentazione del mio libro. Un’ansia da “ripasso” dell’ultimo minuto che, se avessi avuto più intensa al liceo,…mi sarebbe stata utile!
La stazione di Porta Nuova è gradevole all’interno, sontuosa e colorata all’esterno. Il bello di Torino è che ti fa immergere subito, appena arrivato, nella città signorile, un “centro” elegante fatto di strade dritte e perpendicolari, di tram e palazzi pre-novecenteschi con le finestre decorate e quelle che spuntano sui tetti e fanno tanto Parigi. Poi i portici di via Roma, con le vetrine dei brand di moda più glamour a cui si alternano i marchi distributivi del Nord Europa, caratterizzati da una qualità accettabile ad un prezzo accessibile. Mia moglie si fermerebbe lì, e poi là, e poi ancora laggiù. Io intanto fremo, ed ho caldo. Il sole scalda una Torino ariosa, colorata, viva. La direzione non va persa di vista, e non è ancora la sede della presentazione. Mancano un paio d’ore all’appuntamento.
È irresistibile la tentazione di raggiungere i Giardini Reali, dove un sistema lungimirante fra pubblico, privato e associazionismo ha avuto l’idea magnifica di fornire i visitatori di vere e proprie sdraio su cui prendere il sole e riposarsi. Sono molte le scolaresche. Penso allora ai miei bambini lasciati a casa. La visita scolastica ha per oggetto il Palazzo Reale, bellissimo e ricco di collezioni risalenti a svariate epoche storiche.
Relax, per qualche minuto. Che passa in fretta. L’agitazione monta, come la paura di arrivare in ritardo. Bisogna prendere il tram ed assicurarsi di scendere alla giusta fermata. Tutto OK. Un ultimo tratto a piedi, inutilmente indirizzato dal dispositivo telefonico che, ormai, quasi non telefona più. L’incontro con mia sorella all’ingresso mi consente di entrare con un minimo di sicurezza.



I saluti alla Presidente dell’associazione sono dovuti e sinceri. Pur essendo in anticipo, la sala dell’elegante appartamento in giallo affrescato è già piena di gente. Tra questa, sono sicuramente presenti gli altri cinque scrittori.



Il mio nome è segnato sulla locandina dell’incontro, proiettata su uno schermo piatto che sovrasta il tavolo dei relatori. “Cosa mi chiederanno?” mi faccio questa domanda mentre aspetto, e noto che sono le stesse domande che si pongono gli organizzatori e la moderatrice, che col sorriso sulle labbra dirà di essere un “editore”, non un “editor” riferendosi così ad un equivoco evidentemente comune. Si sceglie la presenza contemporanea di tutti al tavolo. E ad un certo punto vengo chiamato anch’io.



La prima domanda è quasi scontata: una breve presentazione dei rispettivi libri. Per fortuna non si comincia da me. Storie vere di famiglia e di guerra mi precedono, apripista dei "romanzi".



“Buonasera a tutti…” la voce non mi tradisce. Lo fa la memoria, che mi fa incartare sul quarto dei tre protagonisti del mio romanzo, che lì per lì non riesco a ricordare. Mia moglie mi viene in soccorso dalla platea, e la gaffe si ricompone.



Arrivo alla fine di un intervento di circa quattro minuti. Mi sembra di aver solleticato qualche curiosità, ma la risposta deve venire anche dagli altri romanzieri e si va oltre. Una storia d’amore fra due ragazzi ebrei, un diario appassionato ed un amore che nasce su un tram.
Un bel mix, a detta di tutti i presenti. Poi la domanda che spinge a filtrare e selezionare. Quella che mi aspettavo e mi metteva ansia. Una storia d’amore, una sola di quelle raccontate nel libro. Quale? Ho pochi minuti per sceglierla. La prima opzione è quella dei due ragazzi degli anni Ottanta che si innamorano e decidono di fare un viaggio insieme, in treno. Però è una vicenda che non mi consente di dare suggestioni in un tempo così breve. Scelgo allora una storia più lontana, ambientata in Germania Est. La fuga e la perdita dell’amore, che forse non sarebbe avvenuta se le condizioni di quel luogo e di quel tempo fossero state diverse.



Sono attento a non rivelare troppo, rischiando però – mi dico – di attirare poca curiosità. Termino il mio intervento dopo circa tre minuti, e lascio spazio agli altri.
L’incontro si avvia alla conclusione. C’è il tempo di una poesia, poi spazio a dediche ed, eventualmente, agli acquisti. I miei guadagni monetari coprono solo parte del tratto percorso in treno, ma non era ovviamente quello l’obiettivo. Sono soddisfatto, è stata una esperienza utile ed arricchente. La mia prima trasferta.
Non ci resta che … cenare! Ci spostiamo esattamente sul tram “d’epoca” che è al centro di uno dei libri presentati oggi. È bello dirigersi verso il centro della città. Costeggiare il Po, le piste ciclabili, il parco ed il castello del Valentino. Scorgere in lontananza la Gran Madre e sbucare, infine, nell’ampia piazza Vittorio Veneto. I tavolini ospitano i frequentatori dell’aperitivo serale. Studenti universitari, giovani e meno giovani si godono l’aria frizzante, quasi estiva. Noi salteremo l’aperitivo, dritti alla cena.








Il ristorante è ai piedi di una sontuosa Mole Antonelliana, che acquista nuove luci e colori man mano che, dolcemente, prende piede la sera e poi la notte. Nei piatti ritrovo la mia piemontesità mai del tutto sopita. Andando verso casa di mia sorella, attraversiamo una zona universitaria popolata di pub e locali frequentati da giovani, agli angoli delle vie, con le sedie e gli sgabelli fuori che sembra già Giugno. La Mole si allontana, ma è sempre più o meno vicina. Passano i tram della sera, che ho sdegnosamente rifiutato per fare movimento. Mi ricordavo una destinazione più vicina. Ricordavo male. La Mole mi saluta un’ultima volta prima di dormire, in casa, dalla finestra della sala.

Al mattino si riparte, presto. L’aria è fresca e rende Aprile un po’ più riconoscibile. Le Alpi sono ancora innevate, del resto. Arriviamo in taxi alla stazione. Il viaggio tocca più da vicino, rispetto all’andata, i "miei" luoghi. Le colline, le vigne. Tutto sommato, sono a casa prima delle undici del mattino, mentre il Freccia Bianca prosegue verso il tacco della penisola. È andata. Fra poco riabbraccerò i miei bambini. Finalmente.

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mercoledì 14 marzo 2018

Analfabetismo di ritorno: sconfiggerlo si può

Foto tratta dal sito: http://quisilegge.net/ranieri-sofia-scoprono-le-reader

Gentile Direttore,

in riferimento al Suo editoriale di oggi, vorrei esprimere la mia opinione su una delle possibili cause dell’analfabetismo di ritorno, così diffuso nel nostro Paese, e sui rimedi che ciascuno di noi può mettere in atto. Sono nato a fine anni Settanta ed ero, quindi, bambino negli Ottanta. Non c’erano gli smartphone, ma spopolava la TV commerciale. Per anni, ammetto di essere stato attratto più dai cartoni animati infarciti di pubblicità che dai libri. Forse posso fare un paragone approssimativo: per me bambino, la TV privata di allora era come il cellulare per molti bambini di oggi.
Conosco miei coetanei che sono, in quel contesto, ugualmente riusciti a coltivare la passione per la lettura: non voglio, quindi, né generalizzare né dare colpe improprie alla televisione. Però il modello commerciale e pubblicitario, che negli anni Ottanta era appannaggio delle TV private, si è poi progressivamente esteso anche alla RAI e, più in generale, all'editoria ed ai media (compreso Internet), comprimendo - invece di stimolare - quella curiosità che guida l’esperienza del lettore.
Tronisti, isole dei famosi, continuo mercimonio di sentimenti messi in piazza, morbosa attenzione alla cronaca nera. Non solo in TV. Le edicole vedono moltiplicarsi le riviste di gossip, tutte uguali nell'eludere scientificamente la realtà e nel vellicare la pigrizia mentale e l’assuefazione dei cosiddetti lettori. Che sono, spesso, persone mature o anziane.
La speranza viene, ancora una volta, dai bambini, se opportunamente distolti dall'eccessiva fruizione di videogiochi, smartphone, video, canali TV dedicati, ecc. Non è facile. Però gli smartphone possono anche essere utilizzati, con una qualsiasi app gratuita, per leggere e-book acquistati o presi in prestito. O per ascoltare audiolibri. E se stimolati, i bambini di oggi si incuriosiscono anche dei libri cartacei: lo dimostrano i laboratori di lettura e gioco che anche a Parma sono così diffusi e partecipati.
Nonostante la forza di un modello culturale e televisivo che tende ad assecondare il disinteresse per la lettura, rimango convinto che sia tuttora possibile – a dispetto di come va il mondo, o l’Italia – annaffiare la curiosità dei bambini in modo da attivare in loro il desiderio irrefrenabile di conoscere. Leggendo.

(Lettera al Direttore pubblicata sulla Gazzetta di Parma del 14 Marzo 2018)

mercoledì 28 febbraio 2018

Fiducia e povertà


Può essere che non fosse la verità. È lecito non dare fiducia a chi non si conosce. L’ho imparato addirittura io, che pochi anni fa arrivai a credere ad un uomo che mi chiedeva i soldi per andare in taxi a recuperare delle chiavi fuori città per aprire la porta a suo figlio, rimasto chiuso in casa. Una storia inverosimile, che non mi impedì di aiutarlo: ancora aspetto che il sedicente fornaio (così si era qualificato) torni a restituirmi il prestito.
Oggi in pausa pranzo sto passeggiando in via Farini, quando vengo fermato da un uomo in condizioni molto decorose che mi chiede di ascoltarlo: ha perso il lavoro e avrebbe bisogno di poco denaro per mangiare qualcosa di caldo. Io ascolto, ma rispondo - mentendo - di non avere denaro. Poi torno a passeggiare, ma continuo a pensare a quell’uomo. Avrà avuto la mia età. La barba ingrigita era curata. Sembrava italiano. Fa freddo, freddissimo. Avrò poi fatto bene a comportarmi così? Non fidarsi è meglio, mi ripeto. Probabilmente quell’uomo non è chi dice di essere. E i miei soldi sarebbero stati destinati ad altro che ad una reale necessità primaria. Però fa così freddo. E quel ragazzo potrei essere io. Se mi trovassi io, nella situazione da lui accennata? E se non avessi altre fonti parentali a cui attingere? È proprio così distante da me un simile scenario? Sempre che, beninteso, mi sia stata detta la verità.
Ci vuole coraggio a mostrare la propria povertà. Ad andare incontro alla sfiducia, al rifiuto delle persone a cui chiedi aiuto. Se fosse tutto vero? Decido di fermarmi. Forse è ancora in giro nelle vicinanze. Tiro fuori del denaro, non molto, dal mio portafoglio. Guardo indietro, ritorno all’imbocco della via. Non sono sicuro sul da farsi, ma vorrei parlargli, guardarlo negli occhi mentre mi risponde. Finalmente lo rivedo e gli faccio cenno di avvicinarsi a me. Ora mi sembra più magro rispetto alla prima impressione. Gli chiedo se è vero che ha perso il lavoro (come mi sentirei io nei suoi panni? Ovvero se in quella stessa situazione il mio interlocutore faticasse a credere alle mie parole?). Sì, mi risponde. La ditta ha chiuso, siamo rimasti a casa in sette. Io so fare l’imbianchino, il manovale. Ed altri mestieri ancora. Mi pare che il suo accento sia del Sud Italia. Mi sembra sincero. “In bocca al lupo” gli dico, dopo avergli dato, se la storia fosse vera, troppo poco. È vera? Non lo so.
Forse è meglio non fidarsi. Forse. Sento i politici, alla fine di una vuota campagna elettorale, parlare di tutto meno che di questo. La fiducia. La solidarietà. La povertà: se non di soldi, almeno di relazioni. Una comunità che esita, seppure a ragione, a dare la propria fiducia rischia di ridursi ad una somma di singoli che al più si sopportano.
Intanto aspetto. Aspetto che torni il fornaio il quale, avendo liberato il figlio chiuso in casa, mi potrà finalmente restituire il prestito. E con esso, la fiducia

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martedì 20 febbraio 2018

Retroscena: presento il mio libro, presento me



Mi si potrebbe chiedere come è andata. Sono ancora un po’ intontito, non so se sono in grado di spiegarmi. Però, a domanda secca non posso che rispondere “benissimo”. Un’esperienza unica, che mi ha ripagato di tutta l’ansia che ho provato quello stesso giorno e nei giorni precedenti. Un’ansia che, devo ammetterlo, non mi ha abbandonato nemmeno “durante”. Di fronte avevo familiari e amici, che avevano scelto di dedicare proprio a me il loro tempo, alla fine di una giornata per molti di lavoro, quindi stancante. Accanto a me, uno scrittore che pubblica abitualmente con Einaudi e Rizzoli, che ha incredibilmente accettato di fare da relatore all'incontro.

Riavvolgo il nastro a circa 20 minuti prima dell'inizio della presentazione del mio romanzo, "6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento". Parto dal mio ufficio in bicicletta, con lo scatolone pieno di copie del romanzo che sono riuscito ad incastrare nel seggiolino da bambino. Mentre pedalo per i 200 metri che mi separano dalla libreria, sento l’ansia montare e mi chiedo chi me l’abbia fatto fare. Ho paura, per varie ragioni. Il relatore è una persona disponibile e, già l’ho capito, generosa. Tuttavia, non l’ho ancora conosciuto personalmente. Gli ho solo stretto la mano in occasione della presentazione del suo, di libro.
Nelle scorse settimane ho inoltre collezionato una critica negativa che, nell'immediato, mi ha “smontato” parecchio. Ed un rifiuto motivato alla pubblicazione da parte di una piattaforma di e-commerce specializzata in e-book. Ora ho paura che i difetti del mio romanzo non possano che emergere in sede di presentazione pubblica.

Parcheggio la bici in uno spazio non troppo vicino alla libreria. Forse non sono io, pensa una parte di me, ad essere il protagonista dell'incontro. Prova ne è che parcheggio così distante! Non mi posso fermare, però. Afferro lo scatolone, prendo coraggio e mi dirigo verso l’ingresso della libreria. Entro, sentendomi un po’ un condannato. I librai mi accolgono con il sorriso, ma sono momentaneamente occupati. Non mi resta che aspettare, in silenzio.
Mi prende il terrore che non venga nessuno. “Nessuno” è impossibile: la mia famiglia è precettata, compresi mia madre e mio suocero. Qualcuno in più, però, non guasterebbe. E in effetti arriva. Poi esce. È un avventore della libreria. Visi familiari si palesano, finalmente. Il mio relatore si siede su una delle due poltrone a noi desinate. È per me un sollievo: mi siedo anch'io. Sono agitatissimo, lui gentilissimo cerca di rompere il ghiaccio. Intanto i minuti passano: ed il quarto d’ora accademico sta per concludersi.



Mentre parlo con il relatore, la coda del mio occhio destro cerca di cogliere l’eventuale afflusso di persone. Il timore di un flop in termini di pubblico è ancora forte. Anche su questo, è lui a rassicurarmi, ricordandomi l’ora difficile per chi lavora, che ne condiziona la puntualità. Ma arriveranno. Poi mi chiede con enorme delicatezza se vogliamo concordare le domande. Nonostante io sia in preda all'ansia, gli dico di no. La parte lucida della mia mente mi spinge a ricercare la massima spontaneità. Come spontaneo è stato il percorso che mi ha condotto qui, ora, in questa libreria.
A un certo punto, bisogna cominciare. Chi c’è c’è. Chi avrebbe mai pensato che un giorno uno scrittore avrebbe introdotto un libro scritto da me? Mentre lui parla sono ancora agitato, preoccupato per l’affluenza e, in più, incredulo per quanto mi sta capitando. L’introduzione è talmente perfetta che mi prende l’ansia di non esserne all'altezza. Alla prima domanda, mi vedo costretto a rompere l’illusione che si tratti solo di un sogno. E, a fatica, parlo. Poi il dialogo, improvvisato, si sviluppa con spontaneità. Rimango agitato per tutto il corso dell’intervista. Non ho l’esatta percezione del tempo che passa: ad un certo punto mi pare che stiamo sforando “di brutto”. Scoprirò a breve che non è così.



L’intervista accarezza anche il mio vissuto e porta in superficie aspetti di me che non credevo potessero emergere in questa sede. Non mi escono esattamente le parole che vorrei dire: ho quindi paura di non essere compreso. Ma per merito del relatore tutto fila liscio. C’è, poi, tempo per una domanda dal pubblico, come nelle migliori presentazioni. Alla fine, dopo parole bellissime pronunciate dal relatore, c’è anche l’applauso finale, che mi imbarazza non poco.

Foto di Andrea Gatti

Non è finita! Non manca il rito delle firme e delle dediche. Che imbarazzo!
Per fortuna, non riesco a fare battutine, che in questa situazione sarebbero di troppo. Mi limito a fare sorrisini ad occhi bassi intervallati da risatine di imbarazzo. Fatico ad attingere alla mia mente per scrivere dediche di senso compiuto.


È andata bene, tutti mi dicono. Comincio a crederci. Ci salutiamo, poi mi ritrovo di nuovo da solo, come ero venuto, con la mia bici parcheggiata a 10 metri. Si è fatto buio. Il viaggio di ritorno è una gimkana fra le emozioni. L’incredulità ancora domina la mia mente. Ho forse bisogno di un po’ di normalità per riprendermi. Voglio rivedere i miei figli rimasti a casa ed anche i miei gatti. Arrivo prima di tutti gli altri, grazie alla bici. I bimbi sono ancora dai vicini. Lampo mi chiede cibo, seguito a stretto giro da Stella. La normalità, ora. Domani riavvolgerò il nastro, serbato in un angolino del mio cuore.

La felicità è ancora inconsapevole: se davvero non ho sognato, domani potrò vestirla a festa. E crederci, per un tempo mai troppo lungo di liberazione dalle ansie quotidiane.


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martedì 13 febbraio 2018

Christian Stocchi recensisce 6sei66 sulla Gazzetta di Parma

La recensione del romanzo "6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento" firmata da Christian Stocchi sulla Gazzetta di Parma del 13 Febbraio 2018.

Partecipa, il prossimo 14 Febbraio 2018, alla presentazione del romanzo 6sei66 che avrà luogo presso la Libreria Voltapagina a Parma: leggi di più sull'evento


lunedì 12 febbraio 2018

Sogno o son scrittore?


Chi sono io, veramente? Cos'è per me la scrittura? Ho davvero qualcosa da trasmettere o sono, invece, solo in cerca dei 5 minuti di (relativa) celebrità? O in cerca di una rivalsa nei confronti di chi, in passato, mi ha sottovalutato? Una sfida con me stesso? Un modo per combattere la noia? Una vocazione tardiva?

La mia “professionalità” ufficiale, è, in effetti un’altra …

“Hai pagato la fiera, vero?”. “Entro ieri andava fatto”. “Non l’hai fatto?”. “Come non l’hai fatto?”. “Come dici?”. “Scrittore?”. “Hai detto s-c-r-i-t-t-o-r-e?”. “Una cosa tu dovevi fare, scrittore dei miei stivali: era semplice ed indispensabile. Ora sono nella m..da per colpa di un cog…ne che si crede uno scrittore…”. “…ma è c…ione e basta!”. “Solo co.l.o.e!”. “Co…one!”.

Mi risveglio sudato: sembrava reale, quanto è bello che non lo sia! In testa rimangono, però, le domande dell’incubo. Il libro che ho scritto: cosa riesce a dire di me? Tutti abbiamo qualcosa da dire, io credo. Non mi piace parlare di “morale” o di “verità”. Io vivo di dubbi e incertezze, e coltivo pazientemente le mie paure. Quali di queste paure ho cercato di far emergere, ed esorcizzare, con il mio romanzo?

Forse quella della morte. Poi la sfortuna. La solitudine. La paura di un mondo difficile per la generazione dei miei figli. La guerra. Gli atti terroristici. L’abbandono da parte della persona amata. La perdita della libertà.

Voglio forse trasmettere, oltre alle paure, anche motivi di speranza? O evidenze di progresso? O una lente di lettura “in positivo” della realtà? O un’idea “politica” sulla società del futuro?

La risposta è sì. Ma come esprimere questo mio messaggio positivo? Perché, ad esempio, decido di parlare di una specifica “generazione”, quella del ’66? La risposta è: forse per portare alla luce una comunanza, il legame anche casuale fra persone diverse che è giusto riscoprire per neutralizzare la paura della diversità.

Non è, però, la “mia” generazione: perché questa scelta? La risposta è: in parte per timidezza. In parte per creare un po’ di sano distacco nella narrazione (rischiando, di converso, la superficialità di chi descrive esperienze ed epoche non vissute o vissute poco consapevolmente). In parte perché, in Europa, la generazione dei Sessanta è quella che, forse, ha più visto cambiare il mondo. Soprattutto, ma non solo, in positivo. C’è chi è passato dall'assenza alla conquista della libertà. Chi ha superato una condizione iniziale di povertà. Chi ha affrontato ed è sopravvissuto a tempi difficili (terrorismo politico). Poi ci sono state altre svolte che hanno destato, alcune, speranza; altre preoccupazioni e paura.

L’Europa. Con tutti i suoi limiti, la costruzione di una unione fra Stati che si sono per secoli combattuti è per me entusiasmante. E i cinquantenni di oggi sono stati testimoni privilegiati di questo percorso, non privo di ambiguità e brusche frenate. Un cinquantenne nato a Berlino Est, ad esempio, ha vissuto la pacifica rivoluzione del Muro abbattuto e la riunificazione di un Paese sconfitto e diviso. Cambiamenti epocali!

Quella che racconto è una generazione che, forse per prima, ha sperimentato nei fatti una sorta di identità “europea” (Erasmus, Inter-Rail, ecc.) e che inoltre mi ha permesso, grazie ai suoi figli (protagonisti delle ultime pagine), di esprimere la mia fiducia nei giovani, a cui toccherà prendere in mano il futuro. Sento il dovere di coltivare speranza per i miei figli e poi per i figli dei miei figli. Nessuna rassegnazione mi è consentita. È mia, invece, la convinzione, di cui hanno avuto prova diretta i nati nei Sessanta, che le persone sono in grado di cambiare gli scenari e condizionare la storia.

“Belle parole, proprio belle …. parole di uno s-c-r-i-t-t-o-r-e che adesso, tuttavia, chiamerà subito l’organizzatore della fiera e, con parole convincenti come solo quelle di uno scrittore possono essere, si scuserà per il ritardo da scrittore ed otterrà una proroga per il pagamento della quota che lo stesso scrittore, travestito da cogl…e, non ha corrisposto per tempo”.

Non era un incubo, allora! È la paurosa realtà!

“Muoviti, c..lione!!”.  

Altro che scrittore …

Partecipa, il prossimo 14 Febbraio 2018, alla presentazione del romanzo 6sei66 che avverrà presso la Libreria Voltapagina a Parma: leggi di più sull'evento


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