giovedì 14 dicembre 2017

Santa Lucia ha portato un regalo agli amanti della lettura...


SANTA LUCIA ha portato un regalo agli amanti della lettura! 


Poi - se lo vorrai - potrai pubblicare liberamente il tuo commento sulla pagina de ilmiolibro: così riceverai GRATIS a casa tua una copia rilegata del romanzo! 

martedì 5 dicembre 2017

Un regalo originale per chi...è nato nel 1966



Tra i tuoi amici c'è forse una persona nata nel 1966?

Un regalo originale per Natale può essere un libro che un po'...parla anche di lui! 


Per fargli una vera sorpresa, puoi spedire il libro direttamente a casa sua!

Di cosa parla 6sei66?

Sei Sei Sessantasei è una data di nascita, a partire dalla quale si sviluppano quattro storie diverse. Quello stesso giorno dell’anno 1966 è nato, nel mondo, un numero imprecisato di bambini. Il presente romanzo immagina di seguirne quattro, nei rispettivi percorsi di crescita, per tracciare un ritratto, pur parziale, di una generazione. Uomini e donne che si trovano, ora, a vivere la fase adulta della loro esistenza dopo aver assistito, e talvolta partecipato, ai profondi cambiamenti che hanno segnato l’Europa ed il mondo negli ultimi cinquant’anni.
Helga nasce il 6 Giugno 1966 a Dresda, nella Germania Est comunista, al di là della Cortina di Ferro. Il Muro di Berlino è stato costruito pochi anni prima. Il suo percorso di vita è un lungo e difficile viaggio verso la libertà, a partire da una pericolosa fuga verso Ovest all’età di dieci anni, che lascerà aperta una ferita solo in parte ricucita alla vigilia dell’implosione del regime. Helga aspira alla libertà e la persegue con coraggio, sia prima che dopo la caduta del Muro, tentando nel contempo di ricreare attorno a sé qualcosa di simile ad una famiglia.
A Coimbra, in Portogallo, nel medesimo giorno del 1966 nasce Antònio in una condizione di dignitosa povertà. Una morte inattesa colpisce la sua famiglia quando ha solo dieci anni. La speranza di una nuova vita sembra curare la ferita, ma è un’illusione: il dolore spinge un padre a commettere gravi errori con un epilogo drammatico che costringe Antònio ad emigrare in un altro continente. Lì dovrà ritrovare la persona che gli è più cara. Troverà, intanto, il suo posto nel mondo.
Il 6/6/66 a Dinan, una cittadina della Bretagna, nasce Delphine, destinata a vivere gli anni bui del terrorismo di matrice politica, con pesanti risvolti familiari. Negli anni Ottanta sarà madre in una complicata situazione sentimentale e continuerà a cercare un senso a tutto quello che le è successo, riuscendo anche a intravederlo.
Gustav, infine, nasce nello stesso giorno a Odense, in Danimarca, da una ragazza madre che sfida i pregiudizi e le ostilità della sua stessa famiglia. Una famiglia unita è, di contro, ciò che Gustav, negli anni dell’infanzia, vorrebbe avere. Crescendo, scoprirà l'amore e la sofferenza dovuta alla sua perdita, proprio mentre il mondo accelera e c’è chi non riesce a fermarsi a coltivare un legame.
Le vite dei quattro protagonisti si incrociano parzialmente, in una fase ormai adulta, all'alba del nuovo millennio, quando la spinta della globalizzazione prefigura un illusorio scenario di sviluppo e solidarietà universali. Si incrociano in due luoghi simbolici: la Roma del Giubileo e la New York che balla e brinda al futuro, ignara di cosa accadrà di lì a poco, l’11/09/2001. 
Il crollo delle illusioni segna il percorso delle nuove generazioni - qui rappresentate dai figli di alcuni protagonisti – in un quadro di nuovi drammi, come quelli causati dalle ondate migratorie, ma anche di nuove opportunità.  

sabato 2 dicembre 2017

Tentazioni di un "bookstore addicted"

Racconto breve di un venerdì pomeriggio in libreria, tra tentazioni più o meno resistibili

di Alberto Cardino

Fonte: http://unamicainviaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/05-the-last-bookstore.jpg
Fonte: http://unamicainviaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/05-the-last-bookstore.jpg

Ti piace come scrivo? Leggi il mio romanzo "6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento"

La libreria è la mia casa. È il rifugio dei miei venerdì pomeriggio. Qui sublimo la mia solitudine rivendicando, nel contempo, una sentimentale comunanza con il genere umano. Quante persone incontro, attraverso i libri che hanno scritto e che sono esposti, in una libreria? Quanta vita, reale o fantastica, contemporanea o passata o futura? Seriosa o divertente? Forbita od essenziale?

Mi siedo in poltrona e vorrei, potrei in effetti, lavorare. Aprire il PC, estrarre le fotocopie, mandare e-mail e whatsapp, prendere appuntamenti e terminare un lavoro cominciato in ufficio. Riesco per poco a farlo, poi la voglia di lavorare decresce al calare della frequenza delle nuove mail che popolano la mia posta in arrivo. “Aggiorna” una volta, poi una seconda, aspetta un altro po’. Niente. 
Manca ancora un angolo della libreria da ispezionare, per oggi? È mia consuetudine dare un’occhiata semi-veloce o lentamente progressiva quando entro in libreria, prima di tuffarmi a “lavorare” sulla comoda poltrona. Consciamente o meno, lascio sempre qualche angolo inesplorato per giustificare la pausa, che poi sono “le” pause. Mi alzo, dicevo sopra, e provo a colmare le lacune librarie. Mi interessano tutti i libri, e non me ne interessa nessuno. Me li comprerei tutti, sapendo che forse li leggerò o forse rimarranno sugli scaffali di casa per molto tempo. Se non trovo momentaneamente nulla, la mia rada propensione al risparmio prende coraggio, ma la delusione supera il sollievo dello scampato pericolo. 

Devo pur tornare a “lavorare”, avendo terminato il tour. Che potrà, tuttavia, riprendere in altri spazi e sezioni, sì già frequentate ma …. i librai potrebbero aver inserito delle novità nel frattempo. Capita più spesso di quanto si potrebbe immaginare, bisogna stare all’erta! Intanto è arrivata una spam. Poi una newsletter che se fossi efficiente dovrei leggere, ma proprio oggi non riesco. Non la cancello, magari in un altro momento la riprenderò … Certo, come no.
“Aggiorna”, poi “aggiorna”. Niente. La pagina facebook langue di fake news, imprescindibili aggiornamenti sui programmi TV, ricette tradizionali, polemiche politiche, filippiche di un “amico” di cui non ricordavo l’esistenza. Il profilo linkedin mi notifica che è il compleanno di una persona di cui potrei avere un giorno bisogno per la mia carriera perché è “CEO” o “advisor” o “chief operations officer” di primaria società. Non riesco, tuttavia, a farle gli auguri. Magari domani, scusandomi per il ritardo …. Un volo sul sito di un quotidiano, assicurandomi di aver silenziato tutto per non farmi sorprendere dall’irruzione della pubblicità di una notissima pay-tv che mi racconta l’emozione sincera e multiforme che è capace di trasmettermi. Come no. 

Vorrò mica sprofondare in questa comodissima poltrona? “Aggiorna” la mail. Niente. Che peccato. Mi rialzo e cambio piano. 
Adoro le librerie a più piani. Non mi importa nulla dei libri di sport, ma li esploro ugualmente. Aborro anche solo la parola “decoupage”, ma un giretto nella relativa sezione è d’obbligo, non sia mai che mi sfugga un temperino particolare o una matita capace di rendere la mia scrittura più leggibile. Come no. O un timbro multifunzionale un po’ anni Ottanta, che una parte di me vorrebbe di cuore possedere; l’altra parte invece potrebbe anche annegare nella colpa, se l’acquisto andasse in porto.

Il pomeriggio, intanto, bene o male passa. Fuori l’inverno fa tutto buio presto. Si avvicina l’ora di tornare a casa, avendo lavorato circa un decimo di quanto preventivato. Accanto alla comodissima poltrona, sul tavolino sono appoggiati dei libri che, a seguito delle varie mie ispezioni, ho raccolto “per consultazione”. Certo, come no. È ancora possibile evitare il disastro, la spesa, l’erosione del risparmio per i miei figli, la prenotazione di un nuovo spazio (che non c’è) sugli scaffali di casa. L’austerità sabaudeggiante e la responsabilità interiore che provo in certi momenti sono in grado, non di rado, di fare il miracolo. A quel punto, con la morte nel cuore esaurisco velocemente il dovere di vestizione, chiudendo la giacca in modo che sia impossibile riaprirla. Prendo lo zaino e scappo a passo svelto. Non di corsa perché non si corre in libreria. I libri sono rimasti sul tavolino, “in consultazione”. Fanno parte del passato, ormai. Forse ci rincontreremo, un giorno (magari già venerdì prossimo). Ora siete, però, alle mie spalle. E non torno indietro. 
Arrivato all’uscita, è quasi un sollievo superare il varco e respirare l’aria pura, insatura di libri ed altre tentazioni del diavolo.

In altre occasioni, la carne è più debole. La droga dell’acquisto produce biecamente i suoi effetti, creando astinenze pur laddove le pareti di casa sono ormai coperte all’inverosimile di volumi. Non è possibile evitare di prendere in mano, dopo aver compiuto la vestizione, i testi “in consultazione”. Una scritta vedono i miei occhi, sotto i loro titoli: “NON MI RIPORRE. ORMAI SONO TUO”. A quel punto, è molto difficile spezzare l’incantesimo. Poniamo che una savia reminiscenza abbia il sopravvento per un decimo di secondo: ma io l’ho già comprato, questo libro. Cosa sto facendo? Ebbene, i miei neuroni a forma di cassa di una libreria troverebbero ugualmente una giustificazione inossidabile per l’acquisto. “Al limite lo regalo, il doppione”. Certo, come no.
Nel percorso verso la cassa, il cuore batte forte, la nevrosi spinge ad immaginare che dietro di me il pavimento sprofondi e mi costringa a non fermarmi. Fermarsi sarebbe come affrontare l’apocalisse, la distruzione, la fine di tutto. Un lampo di buon senso ancora riesce a scuotere il brodo di neuroni strafatti in sprazzi di tempo intermittenti, quando l’apocalisse si rovescia in soluzione (“la tua salvezza è fermarti”) e la soluzione in apocalisse. Ma è un fuoco di paglia. La cassa è lì, a pochi metri. Se non c’è nessuno in coda, le speranze si riducono al lumicino.
Se c’è coda, un ultimo atto di resistenza e rigetto è ancora possibile. O forse no. Altri si mettono, infatti, in coda dietro di me. Faccio parte ormai di quella grande famiglia di autori, amanti della lettura e frequentatori di librerie a cui desidero associare la mia solitudine. È la mia famiglia, non può farmi del male. La cassiera mi sorride, e con tono suadente mi chiede “carta fedeltà?”. La mia risposta è un convinto, appassionato, inevitabile e liberatorio “Sì!”. È fatta. Il cuore si tranquillizza. Sto meglio. Certo, come no. 
Tra la cassa e l’uscita sono l’uomo più felice ed appagato del mondo. Incontrando la sera fredda sulle guance, si palesa però, proiettato sull’edificio di fronte, un volto femminile. Palesemente inc..z..ato. Non sento cosa mi dice, ma intuisco dal labiale che sia “ancora libri?” e poi una, due, tre male parole.
Ha ragione, la mia visione. È il buon senso che non ho avuto, l’autocontrollo che mi ha perduto, quello che sarebbe potuto essere e che purtroppo non è stato.

Spero, anche questa volta, di essere perdonato. Certo, come no.  

RIPRODUZIONE RISERVATA

Ti piace come scrivo? Leggi il mio romanzo "6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento"


giovedì 30 novembre 2017

Province contro-riformate


Lettera pubblicata sulla Gazzetta di Parma del 30 Novembre 2017


Gentile Direttore,

condivido l'editoriale di Gianluca Zurlini su "Province, una riforma mai nata". Si tratta di un esempio lampante di quanto sia difficile, in Italia, portare seriamente avanti una riforma, al di là degli slogan. In un clima (spesso giustificato) di rigetto nei confronti della "casta", si è scelto - adducendo ragioni di risparmio dei costi della politica - di depotenziare una istituzione vicina al territorio arrivando ad affamarla (senza abolirla), a tagliare di conseguenza i servizi, anche essenziali (strade, scuole), che bene o male la Provincia garantiva alla popolazione, e ad ottenere infine risparmi risibili. L'obiettivo irrinunciabile di mantenere l'efficienza di una istituzione pur ridimensionata e soprattutto di garantire, mediante trasferimenti di competenze, la copertura dei fondamentali servizi che la stessa erogava è stato colpevolmente mancato. I Consigli e le Giunte provinciali sono ora formati, mediante elezioni di secondo livello, da Sindaci e consiglieri comunali non remunerati: questo avrebbe dovuto assicurare la vicinanza del nuovo ente ai problemi del territorio. Ha invece aumentato la frustrazione degli stessi Sindaci di fronte ad emergenze che non riescono più ad affrontare né con i falcidiati bilanci dei Comuni né tanto meno attraverso le sedute di Consiglio o Giunta provinciale. La "competenza" in capo ad un Assessore provinciale alla Viabilità non è più richiesta: questo importante ruolo è assunto da un (pur volenterosissimo) Sindaco di uno solo dei tanti Comuni che compongono la Provincia, il quale si vede tagliare le risorse per le strade sia come Sindaco che come Assessore provinciale.         
Forse quello che è sotto gli occhi di tutti è l'esito peggiore che si poteva raggiungere con la riforma Delrio. Per non parlare del rischio di svuotamento delle tante esperienze di eccellenza portate avanti dalle Province non ancora ridimensionate. Cito solo, per Parma, il Servizio provinciale per l'Inserimento Lavorativo dei Disabili (SILD), un "gioiellino" del nostro territorio le cui funzioni sono ora passate in capo alla Regione.
I servizi essenziali alla popolazione non dovrebbero in alcun modo, in un Paese civile, subire le lentezze e i pasticci di una transizione istituzionale mal gestita. Tuttavia, è esattamente quello che sta accadendo. 

Alberto Cardino

Parma, 27 Novembre 2017

venerdì 24 novembre 2017

Black Weekend letterario: scarica GRATIS il romanzo 6sei66!



Imperdibile offerta in occasione del Black Friday che...si allunga alla Black Weekend!

Fino alla mezzanotte di Domenica 26 Novembre 2017

puoi scaricare GRATIS il romanzo "6sei66-Quattro vite oltre il Novecento". 

Se poi pubblicherai un breve commento sul sito ufficiale del romanzo, riceverai GRATIS la versione rilegata dell'opera direttamente a casa tua!


Per scaricare GRATIS il romanzo 6sei66
 COMPILA QUI LA TUA RICHIESTA (disattivato)

Per ricevere GRATIS a casa tua il volume rilegato
COMMENTA QUI IL ROMANZO 6sei66


giovedì 19 ottobre 2017

Dove hai vissuto, provo a ritrovarti - Storia breve


Prima di impegnarti nella lettura del mio romanzo "6sei66", vuoi capire in due/tre minuti massimo se ne vale davvero la pena? In altre parole...se ti piace come scrivo?


Se vuoi, dopo averla letta la puoi recensire direttamente sulla piattaforma: ne sarei felice!

Grazie di cuore,
Alberto Cardino


Abstract

Mio padre è morto quando avevo tre anni. Da giovane si era innamorato di una località di mare, Finale Ligure, dove 40 anni fa era riuscito, assieme al fratello, ad acquistare in pieno borgo medioevale l'immobile che tuttora io utilizzo per le vacanze con la mia famiglia. Ripercorrendo le strade da lui stesso già percorse, mi pare di ritrovare un padre che non ho avuto il tempo di conoscere. Anzi, è come se mi immedesimassi in lui e provassi i suoi stessi sentimenti di allora, come se quarant'anni non fossero passati...

venerdì 13 ottobre 2017

La storia con i se: Menscevichi al potere?


Prima di impegnarti nella lettura del mio romanzo "6sei66", vuoi capire in due/tre minuti massimo se ne vale davvero la pena? In altre parole...se ti piace come scrivo?
Il testo che segue è pubblicato sul sito della "Domenica" del Sole 24 Ore

Se avessero preso il potere i Menscevichi.... 

In Italia il biennio “rosa” di proteste e scioperi si conclude con un patto fra i sindacati e gli industriali, avallato anche dal Partito Socialista, lontano da ipotesi di scissione. Mussolini, che nel 1919 ha fondato i Fasci, ha così una scarsa presa sul ceto padronale, ritornato sotto l’ala governativa, e rimane per anni all’opposizione come il PSI. 

La Russia, intanto, è retta dal Partito unico menscevico, non osteggiato dalle democrazie occidentali perché ritenuto fonte di stabilità nella regione.
All’inizio degli anni Trenta, con la Grande Depressione, si forma in Italia un governo di larghe intese che include, per la prima volta, ministri di matrice socialista e fascista. Con la crisi economica, prende forza il Partito Bolscevico Italiano (PBI). Intanto in Germania l’ascesa di Hitler avviene come la conosciamo.

Il governo italiano decide di invadere l’Etiopia, con una determinazione un po’ meno criminale rispetto al fascismo reale, ma perde la guerra. Cade il governo e vengono indette libere elezioni. Vince il PBI ed in poco tempo l’Italia diventa la prima nazione comunista al mondo.

Scoppia la guerra fra Germania nazista e Italia comunista, che la perde già nel 1941 e viene annessa al Reich assieme a Francia e Spagna. La Russia arriva ad inglobare tutto l’Est Europa.
Il Reich invade e sottomette il Regno Unito: l’Europa intera è ora retta da due regimi totalitari.
Le politiche economiche autarchiche conducono, tuttavia, il Reich ad una veloce implosione già nel 1950. Del successivo periodo di anarchia approfitta la confinante Russia, che annette tutta l’Europa occidentale.

Il nuovo impero eurasiatico russo arriva a scontrarsi, nel 1955, con gli USA nella prima guerra atomica, che provoca morte e distruzione in tutta Europa.
La civiltà occidentale termina bruscamente ed il baricentro del mondo si sposta in Estremo Oriente, con l’impero giapponese già egemone sulla Cina intenzionato a portare la seconda guerra atomica contro l’India democratica. 
Con molti dubbi che il mondo sia in grado, stavolta, di arrivare ad un dopoguerra.

Alberto Cardino


Nota: i grassetti qui presenti non compaiono nel testo pubblicato sul sito del Sole 24 Ore; anche la strutturazione dei periodi non è coincidente.

Congetture intorno ad un SELFIE - storia breve



Prima di impegnarti nella lettura del mio romanzo "6sei66", vuoi capire in due/tre minuti massimo se ne vale davvero la pena? In altre parole...se ti piace come scrivo?


Se vuoi, dopo averla letta la puoi recensire direttamente sulla piattaforma: ne sarei felice!

Grazie di cuore,
Alberto Cardino

giovedì 12 ottobre 2017

Ami ancora i libri di carta? Acquista on-line la tua copia di 6sei66


Se sei affezionato ai libri cartacei e non vuoi saperne di e-book, libri digitali, kindle, kobo ed altre "diavolerie" di oggi, puoi ricevere comodamente a casa tua una copia del romanzo "6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento" da toccare e sfogliare quando vuoi sul divano di casa.

venerdì 29 settembre 2017

Estratto n. 6 - Nel 1986 Delphine scopre l'amore a Parigi



Ti propongo il quinto estratto dal romanzo "6/6/66 - Quattro vite oltre il Novecento".

Siamo nel 1986Delphine ha 20 anni e vive a Parigi da studentessa universitaria fuori sede, in un appartamento con altri due ragazzi, Thierry e Jerome. L'amore che nasce segue un copione non previsto...


Il romanzo integrale può essere acquistato in versione cartacea o scaricato GRATIS in versione e-book (offerta valida fino al 15 Ottobre 2017)


Buona lettura!

P.S. Per comodità di lettura, nel testo troverai grassetti, sottolineature, hashtag e link che, tuttavia, NON sono presenti nella versione originale del romanzo.

#1986 - Capitolo 8 - #Delphine
[...] Il treno da #Rennes alla Gare du Nord sta correndo veloce mentre le luci del giorno si attenuano e la sera inizia ad affacciarsi. Vivo a #Parigi da studentessa fuori sede, in un appartamento del #Quartiere_Latino, assieme ad altre due persone: due ragazzi, per la precisione. #Thierry è un artista. Pittore e scultore, ha già esposto le sue opere al #Beaubourg ed in diverse gallerie d'arte della città.
#Jerome lavora in banca, è un ragazzo molto attento all'ordine ed alla pulizia, a differenza di noi due suoi coinquilini, disastrosamente disordinati e ritardatari. Thierry ha una fidanzata, Annie. Jerome ha un fidanzato, David. Ci ritroviamo spesso, di sera. Amiamo il cinema. Thierry soprattutto i film americani, di cui ci costringe a digerire gli eccessi. Ad eccezione di Blade Runner, che ho adorato, in genere preferisco i film italiani, mentre Jerome è più patriottico.
Vita sentimentale? Burrascosa, direi. All'appuntamento fisso del venerdì con i coinquilini e le rispettive metà – consolidate metà, sembrano sposati! - io sono meno prevedibile! La rotazione dei miei accompagnatori è piuttosto elevata, tanto che i miei cari amici sono sempre a prendermi in giro sulla durata delle mie “relazioni” e a mettermi in imbarazzo con i miei nuovi boyfriend.
Quanto amo Parigi! Amo gironzolare per i quartieri, fermarmi ai #bistrot, chiacchierare con le portinaie che sbuffano. Così prolungo il mio ritorno a casa... “Jerome, Thierry, sono tornata!” annuncio non appena ho aperto la porta di casa. Non risponde nessuno. Saranno usciti. Trovo un bigliettino: “Siamo al concerto di #Vanessa_Paradis”. Non ci credo. Mi rassegno e accendo il televisore. “Il tempo delle mele 2” non mi fa emozionare come il primo. Però quel Pierre Cosso non è niente male.
Non mi sento troppo bene e, a metà del film, per la nausea che non si placa mi precipito in bagno e libero il mio stomaco dalla pur esigua cena di stasera. La nausea mi accompagna da qualche giorno. Strano.
[...]
Ho un “ritardo”. Andando a lezione, vedo una farmacia: decido di entrare per fugare ogni dubbio. Come succede nelle commedie americane? Ecco, precisamente. 
Dopo pochi mesi la pancia è ormai evidente. Un piccolo marmocchietto di cui ignoro il sesso si sta muovendo dentro di me. Sono felice. Di più, raggiante! Devo ancora spiegarlo bene a Etienne. Spero che non si ingelosisca troppo, il mio fratellino. 
Chi è il padre? Come nelle soap opera americane, la risposta non è banale. Thierry. Lui, non un omonimo. Il mio coinquilino. Fidanzato. Quasi sposato. Non con me, però.
Già fissata da tempo la data delle (sue) nozze, ci siamo ritrovati una sera, io e lui, a guardarci negli occhi. Lo amo. Forse l'ho amato dal primo momento in cui gli ho parlato. C'era già Annie nella sua vita. Siamo diventati amici, oltre che coinquilini. Gli ho raccontato della mia famiglia [...]. Del mio fratellino, la cui nascita ha restituito il sorriso a tutti noi. 
“Perché mi guardi così?” gli ho chiesto quella sera. “Perché tu mi guardi così?” mi ha chiesto lui a sua volta. Ci siamo messi a ridere. Poi lui mi ha accarezzato i capelli sussurrando qualcosa che non ho compreso. “Cosa?” gli ho chiesto. Lui ha alzato impercettibilmente la voce, facendomi intuire: “Non posso, non posso...”. A quel punto ho preso l'iniziativa, senza il minimo dubbio. Gli ho accarezzato il viso, pungente per la barba di qualche giorno. E l'ho baciato. Lui non si è tirato indietro. È stato come arrivare a destinazione di un lungo viaggio. Ero nel posto in cui avrei voluto essere. Le insicurezze sparivano, esisteva solo il presente. Un presente per cui pensavo, in quei momenti, di aver sempre vissuto.
Lui è sicuramente il padre del mio bambino. 
I mesi sono trascorsi nella gioia e nell'ansia. Un'ansia gioiosa. Sono all'Università e calcolo la frequenza delle contrazioni. “Sei una mongolfiera!” esclama con poco tatto la mia amica Jeanne. “Che ci fai ancora qui?” aggiunge. “Io sto benissimo” le sorrido accennando un goffo balletto per dimostrare una improbabile mobilità. “Ehi, piano #Delphine! Non vorrai farlo nascere qui! Ricevuto! Ho capito che stai bene, ora però siediti”. Proprio mentre il docente ci sorprende con nuove teorie sulla scoperta di Troia, mi accorgo che è arrivato il momento. 
Mi alzo con calma dalla sedia, il professore mi nota, capisce tutto e interrompe la lezione. Dopo pochi minuti, sto sfrecciando assieme a Jeanne, che si è offerta di accompagnarmi guidando la mia auto. Ora cerca di mostrarsi calma, ma nonostante i miei dolori sono io a tranquillizzarla. “Respira, Delphine, fai come me” e mi mostra la sua goffa simulazione. Non riesco a trattenere una risata, nonostante tutto. 
Arrivo appena in tempo in sala parto: la mia piccola #Gabrielle nasce dopo pochi minuti, regalandomi un travaglio intenso ma brevissimo. Piange ricoperta del mio sangue e della mia placenta. Poi viene pulita e la ritrovo al mio fianco. Ho quasi timore a toccarla. La porto dolcemente al mio seno, ed il nostro legame indissolubile si consolida. [...]
 [CONTINUA]

mercoledì 27 settembre 2017

Estratto n. 5 - Quando il regime sta per crollare, Helga dimostra il suo coraggio

Berlino Est, Wallstrasse, 1986


Ti propongo il quinto estratto dal romanzo "6/6/66 - Quattro vite oltre il Novecento".

Siamo nel 1986Helga ha 20 anni e vive a Berlino Ovest. Sono passati dieci anni dall'ultima volta che ha visto suo padre. Il quale vive a poca distanza, a Berlino Est. Forse è venuto finalmente il tempo di riabbracciarsi...

Il romanzo integrale può essere acquistato in versione cartacea o  scaricato GRATIS in versione e-book (offerta valida fino al 15 Ottobre 2017)

Buona lettura!

P.S. Per comodità di lettura, nel testo troverai grassetti, sottolineature, hashtag e link che, tuttavia, NON sono presenti nella versione originale del romanzo.

#1986 - Capitolo 7 - #Helga
[...] Sono turbata. Mio padre non era in sé. Era terrorizzato. Ho provato a calmarlo, gli ho dato appuntamento per domani pomeriggio alle quattro. Spero che vada tutto bene.
“Max, l'ho sentito al telefono. La sua voce, la sua reazione … non mi sono piaciuti per niente”. “Non aver paura, #amore” mi risponde “l'incubo sta per finire. Qui ad #Ovest tuo padre avrà il tempo di riprendersi. Noi lo aiuteremo”. Mi sorride con dolcezza, un po' mi rassicura. “Ho bisogno di te stasera, Max. Ne ho tanto bisogno”. Facciamo l'amore. Lo sento vicino, mi sento protetta. Poi però lui se ne va, e la notte non è semplice da superare. Tutta la sicurezza che lui mi ha dato sembra sbriciolarsi di fronte ai pensieri, alle congetture che mi rapiscono. E poi c'è Ernst. Papà ed Ernst. E la mamma. Ho bisogno di una camomilla, assolutamente. È ormai notte inoltrata quando riesco, finalmente, a chiudere i miei occhi stanchi.  
Ho visto molte foto, ma la realtà è ancora più impressionante. Mi trovo oltreconfine. Le auto. Sono poche in giro e.... sembrano di un'altra epoca. Come se questa porzione di mondo si fosse fermata ad un tempo indefinito, quasi irreale. C'è indubbiamente tranquillità. “Ecco, signorina, suo padre vive in questo palazzo” mi comunica il poliziotto dell'#est
Ai miei occhi si rivela un casermone di cemento senza fronzoli, con le finestre quasi tutte chiuse e poche terrazze distribuite con regolarità. Uguaglianza architettonica. Anche l'interno è assai sobrio. Ci accoglie il portiere con occhi guardinghi. Saliamo le scale. Ho il cuore in gola, Max mi tiene la mano. Arrivati davanti alla porta, ho l'impulso di tornare indietro. Non me la sento. È Max a pigiare il campanello. Passano minuti interminabili, poi sento dei passi agitarsi. Forse anche lui prova la mia stessa paura? Eppure deve essere una gioia. Rivedersi dopo dieci lunghi anni. La porta si apre molto lentamente. C'è il catenaccio da togliere. I capelli sono parecchio imbiancati, il viso è emaciato ed il corpo è filiforme. Ma è lui, è sempre lui: lo abbraccio, provo a calmarlo. 
Papà” la voce mi trema. “Helga, non .... voi cosa volete da me?” si rivolge ai poliziotti in divisa e a Max, in uniforme militare. “Papà, non ti preoccupare, va tutto bene. Sono qui. L'importante è questo” non riesco a trattenere le lacrime. 
Mio padre sembra toccato, ma non piange. Ha paura. Terrore. “Cosa volete? È una trappola. Ve l'ho già detto e ridetto che non sono una #spia”. “Papà”. “Helga, ti hanno ingannata, figlia mia. Non mi credono”. “Papà, ti prego, fidati di me. Guardami. Devi fidarti di me, non ti ho mai mentito. Ricordi l'ultimo viaggio fatto assieme? - parlo sottovoce -. La fuga, la benzina che finisce, il compagno Ulrick che ci accoglie ma sembra tradirci, la decisione presa di non tornare indietro”. Hans è colpito dal ricordo, ma pare tranquillizzarsi. I poliziotti hanno finalmente deciso di andarsene. Sappiamo tutti, però, che non ci lasceranno liberi.
“Papà, questo è Max, un mio... amico... caro”. “Un soldato? Della #Germania Ovest?”. “Piacere, signore. Helga mi ha parlato di lei fin dall'inizio della nostra.... amicizia”. “Ho capito, state assieme. Mi raccomando, mia figlia è una ragazza speciale”. “Lo so, signore”. Max è stranamente timido al cospetto di mio padre. Forse perché, come me, lo vede dimagrito, ingrigito, poco curato. Deve aver sofferto molto.
“Ma... ditemi, la mia Ruth.... come sta? Io la sto aspettando. Sto aspettando di essere libero. Libero di rivederla, di ricominciare. Il #regime è agli sgoccioli – aggiunge a voce bassissima, come se qualcuno lo potesse sentire mentre pronuncia parole blasfeme – sapete? Non durerà a lungo”. Decido subito di non parlargli della nuova vita della mamma. Non sarebbe pronto ad accettare la nuova realtà. Sembra lui stesso come la #DDR, fermo al passato, fermo all'ideale.   
[...] “La mamma sta bene” rispondo con imbarazzo. Max cerca di venirmi in aiuto avviando un altro discorso: “Signor Hans, so che lei lavora all'azienda elettrica...”.
Tre giorni. È il tempo che le autorità della DDR hanno concesso a me e a mio padre, per coprire un vuoto di lontananza durato dieci anni. Gli racconto tutto di me, dei miei studi. Glisso sulla mamma. 
“Devi aiutarmi” mi dice il terzo giorno. “Certamente, papà”. “Devi portarmi con te ad Ovest. Non ce la faccio più. Sai quante volte ho pensato di buttarmi giù dalla finestra?”. “Papà, cosa dici? Io come faccio? Io...”. “Ti prego, ti prego....” ora le lacrime scendono dai suoi occhi stanchi. Ma è come se non parlasse a sua figlia. È come se cercasse con tutto sé stesso di aggrapparsi all'ultima occasione di essere libero.
Mi alzo dalla sedia, turbata. Non posso, non posso assecondarlo. È troppo pericoloso anche solo ipotizzarlo. [...]
 [CONTINUA]

martedì 26 settembre 2017

Estratto n. 4 - Il 1986 di Antònio ha il segno della fiducia tradita

Il Ponte 25 de abril a Lisbona


Ti propongo il quarto estratto dal romanzo "6/6/66 - Quattro vite oltre il Novecento".

Siamo nel 1986.
Antònio ha 20 anni e vive a Coimbra, in Portogallo. La vita gli ha riservato sofferenze, ma anche gioia: quella di veder crescere la sorellina Luna. Ed un ritorno inaspettato sembra lenire le vecchie ferite...

Il romanzo integrale è scaricabile GRATIS in versione e-book. 

Buona lettura!

P.S. Per comodità di lettura, nel testo troverai grassetti, sottolineature, hashtag e link che, tuttavia, NON sono presenti nella versione originale del romanzo.

#1986 - Capitolo 6 - #Antònio 
[...] È un mese ormai che siamo tornati ad essere solo io e #Luna. Con papà i rapporti sono più distesi, ci sentiamo al telefono. Sembra sereno. Il proposito di cambiare: non è la prima volta che lo esprime, a parole. Poi però, quando ti ha quasi rassicurato sul cambio di rotta, ci ricasca. 
A volte vorrei andarmene via. Oltre l'Atlantico. In America, assieme a Luna. Per rifarci una vita. Vorrei ritornare a studiare. Avrei continuato volentieri, mi sarei iscritto alla Facoltà di Ingegneria Informatica. Poi i guai di papà mi hanno travolto. Ci hanno travolto. Sono stato costretto a rimboccarmi le maniche. Piccoli lavoretti mi tengono occupato tutto il giorno. Ma devo tenere duro...
Suona il campanello. “Vado io, António”. Luna apre la porta a due bellimbusti della #polizia. “Buongiorno, piccola, tuo fratello è in casa?”. “Ss...sì, certo. António, vieni! Ma....cosa è successo?”. “Adesso ne parliamo con tuo fratello, ma non ti devi preoccupare”. Il volto rigido del poliziotto - poco più vecchio di me - si scioglie in una espressione comprensiva e quasi dolce. Ci risiamo, me lo sentivo. Ancora quel groppo al cuore mi attanaglia … e poi torna quella rassegnazione alle brutte notizie che fiacca, ancora una volta, le mie speranze. 
La porta della cucina è chiusa dietro di noi. “Riguarda suo padre. È scomparso”. “Cosa? Ma non è possibile, l'ho sentito solo tre giorni fa”. Il cuore mi balza in gola, sono costretto a sedermi. Fuggito. Ma dove? “Se dovesse farsi vivo con lei o con sua sorella, deve assolutamente avvisare la polizia”. 
Non sta succedendo a me, non può essere. Lo odio! Ci sta di nuovo facendo del male. Come temevo, non è cambiato. Come ho potuto essere così stupido? Questo mi succede se seguo il cuore … mi è capitato un padre che non è più in grado di darci alcuna sicurezza. Altri sono, forse, più fortunati. Io ho avuto lui.  
“António, cosa è successo? Dimmelo ti prego”. Luna mi mette con le spalle al muro, appena i poliziotti se ne sono andati. La promessa. Da domani ti parlerò da grande a grande. Come posso continuare a proteggerla senza più poterle mentire? “Papà ... è scappato [...]” il mio è un sussurro. Quanto avrei desiderato non dover pronunciare questa frase! Un silenzio segue la rivelazione. Mi aspetto il peggio. Prevedo lacrime ed urla, e mi preparo ad abbracciarla. 
Ma quello che temo non accade. Anzi Luna chiede, con gli occhi asciutti: “Dove si trova adesso?”. Qualcosa non mi convince nell'espressione del viso di mia sorella. Conosco le sue esitazioni, i motivi dei suoi pudori. Difficilmente mente, ma quando lo fa me ne accorgo. Rimango spiazzato. “Perché me lo chiedi, tesoro? Non sembri sorpresa...”. “Che dici, António? Sono sconvolta...” mi risponde “...e non riesco neanche a pensare”. 
“Non ti devi preoccupare, Luna. Io sono sempre con te, supereremo anche questa brutta vicenda. Non avrei dovuto fidarmi di lui .... non avrei dovuto! Quel....”. “No, António, basta, ti prego ... Non è colpa di nessuno”. Colpa di nessuno? Che significa? La colpa è chiaramente di quell'uomo, che ormai con noi ha chiuso. Non mi farò più abbindolare. 

#Lisbona. Sono passati due mesi. Non riesco a dimenticare lo sguardo di una bambina combattuta. Fra ideali di giustizia, infantili e puri, e l'amore forte, fortissimo per un padre assente, colpevole, egoista. Ho ancora la lettera di #Luís stampata nella mia memoria. L'ho trovata in casa il giorno dopo la visita della polizia. [...]
Salazar ha lasciato il segno in questa città. Il ponte da cui osservo i tram arrampicarsi sulle colline e poi scendere a folle velocità è il monumento alla megalomania del dittatore. Anche tu, Luís, sei stato megalomane nella tua disperazione, nella tua fuga rocambolesca. [...]
Mi hai rubato anche il sogno, Luís. Non voglio più chiamarti papà. Ma ti ritroverò [...], dovessi impiegare dieci anni.
 [CONTINUA]


mercoledì 20 settembre 2017

Estratto n. 3 - Nel 1986 Gustav vive un incontro importante



Ti propongo il terzo estratto dal romanzo "6/6/66 - Quattro vite oltre il Novecento".

Siamo nel 1986.
Gustav ha 20 anni e vive a Odense, in Danimarca. La sua festa di compleanno gli riserva un incontro buffo e inaspettato...

Il romanzo integrale è scaricabile GRATIS in versione e-book. 

Buona lettura!


P.S. Per comodità di lettura, nel testo troverai grassetti, sottolineature, hashtag e link che, tuttavia, NON sono presenti nella versione originale del romanzo.


#1986 - Capitolo 5 - #Gustav 
Let's dance” canta David #Bowie, e tutti lo prendono alla lettera. Sono seduto a un tavolino della discoteca, tutta dedicata alla mia #festa di #compleanno

“Put on your red shoes and dance the blues....”

“Gustav, sei il solito guastafeste!”: #Sven mi chiama, sta ballando con una rossa-niente-male, dai loro sguardi reciproci sembra che si conoscano da anni. Forse è così. Ovvero, non vi capita mai di incontrare una persona per la prima volta, ma con la sensazione di conoscerla da sempre? Lo chiamano destino, la chiamano anima gemella, l'altra metà di me.... 
Mi muovo per il locale e mi ritrovo in una sala appartata. 
“Non ho mai visto nessuno, parola mia, essere così assente ad una festa per il proprio compleanno”. C'è qualcuno allora. Una ragazza, che sta parlando proprio a me. “Ehi, ciao, sai, la musica mi rimbombava nelle orecchie...” balbetto. “In effetti non mi sembra il tuo ideale di festa...”. Ecco proprio questa sensazione, ci pensavo prima – ed ora riprendo il filo del pensiero – incontri una persona e ti sembra di conoscerla da sempre. Lei sa quali feste ti piacciono anche se non ve lo siete mai detto. 
“Ehi, ti senti bene?” mi domanda lei. “Sì, scusami. So che non dovrei chiederlo, ma Sven ha organizzato la festa ed io, come dire, non conosco tutti ... potresti dirmi chi....”. “Chi sono?” e poi una risata, gli occhi color nocciola si stringono e diffondono luce tutt'intorno .... Ancora quella sensazione .... il destino. “Dici sul serio, non sai chi sono?”. “Beh...” balbetto di nuovo. “OK, sono la tua anima gemella!”. Mi ha letto nel pensiero. La mia anima gemella. C'è qualcosa, in effetti, di lei che mi fulmina, mi paralizza, mi fa ricordare momenti indistinti.
“Sì, l'avevo capito” le dico inebetito, e poi nuovamente la mia metà si mette a ridere. Una risata amica, familiare. Il modo in cui piega il suo collo all’indietro, poi chiude gli occhi e li riapre, tanto che sembrano parlare. La fronte è ampia, libera dai capelli marroni ritti a spazzola, tagliati corti a far risaltare un paio di orecchini pendenti, di diametro importante, luccicanti al riflesso del neon da discoteca. Mi esce un sorriso sulla bocca, mi piace sentirla ridere, vorrei che continuasse…. 

“....Let's dance to the song 
They're playin on the radio....”

“Tesoro, sei qui”, la porta si apre, è la mamma. “Non chiamarmi tesoro, ti prego mamma: oggi compio 20 anni!”. “Ma sei e sarai sempre il mio tesoro”. “Santo cielo ... oops, mamma, ti vorrei presentare .... non ti ho chiesto il nome, perdonami”. Le due donne si guardano e, all'unisono, scoppiano (di nuovo) in una sonora risata, al che comincio seriamente a preoccuparmi. Ho forse uno strano cappello in testa?
“Ma .... perché ridete? Forse vi conoscete?” azzardo a voce alta la mia deduzione. “Ci conosciamo tutti e tre, tesoro!” risponde Tamara, e poi altre risate. Mi volto repentinamente a guardare la ragazza: il suo sorriso, le sue labbra, qualcosa nei suoi movimenti. Gli occhi che già mi parlavano. “Sono #Lotte, siamo stati compagni di classe alle elementari, ti ricordi?”. Lotte? Ma … certo, Lotte.

“...Let's way
While color lights up your face...” 

“Sei veramente tu? Sono anni che non ci vediamo”. “Hai visto che bella sorpresa, tesoro?” irrompe Tamara. “Mamma?”. Improvvisamente entra Sven assieme alla folata di decibel della discoteca: “Ma dove ti eri cacciato, vieni! C'è la torta, ti stiamo tutti aspettando!”. David Bowie sta, intanto, lasciando il posto ai Duran Duran.  [...] 
Lotte. Ma come ho fatto a non riconoscere Lotte? [...] Mi ritorna in mente un pomeriggio di giochi in cortile, a scambiarci piccoli segreti e a darci appuntamento per il futuro. Quel pomeriggio avevamo deciso di nascondere alcuni oggetti tra i sassi scomposti di un muretto in rovina: un pupazzetto, una pallina di gomma, una piccola bambola, un soldatino. “Li ritroveremo quando saremo cresciuti” mi aveva detto la mia amica. “Torneremo qui, non importa da dove né quando”. Avevo dimenticato la nostra promessa di un pomeriggio di gioco. Non avevo dimenticato Lotte, però. O meglio, rimaneva il calore nel mio cuore di momenti spensierati a puntellare una vita che a volte mi ha riservato tristezza e preoccupazione. 
Quando ho saputo che si sarebbe trasferita a #Copenhagen, ho provato un senso di vuoto. 
Il vortice di ricordi mi travolge e mi asseta: voglio rivederla, riprendere il filo del discorso. Sven però mi sta trascinando alla festa, vedo Lotte sorridere mentre mi allontano e ritorno nella confusione. La torta, gli amici, gli scherzi. Io rido, sorrido, annuisco, ma sono altrove. Stavolta sono, con la testa, dove vorrei essere. Con lei.
 [CONTINUA]


lunedì 11 settembre 2017

The Teacher: le contraddizioni del socialismo reale


Consiglio cinematografico: andate a vedere "The Teacher" in questi giorni nelle sale.
Ambientato a Bratislava negli anni Ottanta e tratto da una storia vera, il film squarcia un velo sul finto egualitarismo, il nepotismo, i favori e mercanteggiamenti e tutte le altre contraddizioni del socialismo reale.
Il racconto riguarda proprio quel mondo della scuola, che spesso era enfatizzato come il "fiore all'occhiello" dei regimi comunisti.

Nel suo piccolo, anche il romanzo 6/6/66 parla, con il personaggio di Helga, della vita dietro la Cortina di Ferro.

Fonte dell'immagine: mymovies.it

lunedì 4 settembre 2017

Estratto n. 2 - Nel 1976 Delphine vive il dramma del terrorismo

Fotogramma dal film "Buongiorno, notte" di Marco Bellocchio (2003)

Ti propongo il secondo estratto dal romanzo "6/6/66 - Quattro vite oltre il Novecento".

Siamo nel 1976.
Delphine ha 10 anni quando la minaccia del terrorismo tocca i suoi affetti più cari. La zia Georgette in Italia è entrata in contatto con un gruppo eversivo. La bambina avrà modo di incontrare la sua amata zia, a Padova, in circostanze drammatiche....

Il romanzo integrale è acquistabile on-line in versione cartacea o e-book

L'e-book è in offerta a soli 0,99 euro.

Buona lettura!


P.S. Per comodità di lettura, nel testo troverai grassetti, sottolineature, hashtag e link che, tuttavia, NON sono presenti nella versione originale del romanzo.


#1976 - Capitolo 4 - #Delphine 
[...] #Adrienne si sveglia all'improvviso, scatta per lo spavento. Era un incubo. L'ennesimo. Il cuore le batte forte, ripensando alla storia ancora una volta rivissuta, respirata, toccata sperando di poterla modificare. Sono passati tre mesi dal #viaggio in #Italia. La #morte ancora la accompagna. #Alphonse la abbraccia. “Lasciami, per favore”. “Adrienne, fatti aiutare”. “Non puoi capirmi”. Lui si gira dall'altra parte, incapace di aiutarla.
È stato tutto così improvviso, ma anche lungo, infinito, non risolto. La stanza di #Delphine, vuota. Il letto intatto, i giochi di bambina, i poster e i colori del suo piccolo mondo. Un flash: la lettera di #Georgette, il pianto di Delphine. “Voglio rivedere la zia, non capisco, che cosa è successo?”, cosa risponderle? Un altro flash: una pozza di #sangue in Piazza delle Erbe, gli urli della sirena della polizia, i curiosi assiepati al di là della improvvisata recinzione.
Gli occhi di Adrienne ancora aperti, la mano immobile a stringere la lettera. “No, no, no” il pensiero fa troppo male “la mia povera …”. I passi silenziosi alle sue spalle riescono ad interrompere il flusso caotico dei suoi pensieri. È Alphonse, la valigia in mano: “Non ce la faccio più, Adrienne. Io ti amo ma non posso più sopportare la tua indifferenza. Sembra quasi che mi disprezzi. Me ne vado, è meglio per tutti e due”. 
Me ne vado. L'ha detto veramente”... “Alphonse...” il nome esce piano dalla sua bocca. Lui la guarda con trasporto, dritto negli occhi: “Puoi ancora chiedermi di restare, amore mio”, ma dalla bocca di Adrienne non riesce ad uscire alcun altro suono. La porta si chiude alle spalle del suo unico, grande amore.
Adrienne non è riuscita a fermarlo, come non era riuscita a fermare Georgette quando era tornata a casa dei genitori. I ricordi si affollano caotici nella sua mente, le voci si confondono, le facce sbiadiscono: “Che ci fai qui? Non ti permetterò di mettere in pericolo la mia famiglia” Alphonse si era rivolto così alla giovane idealista Georgette che non aveva resistito al richiamo dei suoi cari. Doveva rivedere Adrienne, soprattutto doveva rivedere Delphine. Doveva spiegarle. Il punto di non ritorno in cui si trovava la #classe #operaia, la guerra senza quartiere all'#imperialismo, allo #Stato, ai capitani d'#industria. Non aveva tradito sé stessa. Doveva dirglielo. Combatteva per una società più giusta. [...]
“Alphonse, fammi parlare con Delphine, ti prego” era la richiesta della giovane zia. “Non hai più nulla da dirle, ormai hai scelto la strada della #violenza, sei circondata da assassini, forse hai già #ucciso. Come puoi pensare...?” alzava la voce Alphonse. “Papà, aspetta … ricordati che sono grande, adesso” sopraggiungeva Delphine. Adrienne ancora vede, come fosse un minuto fa, l'espressione triste ma decisa della figlia. Non una lacrima, la voce ferma.
Io ti conosco, zia. Tu non sei un'#assassina”. “Delphine, tesoro mio, perdonami. Io non … tu devi...”. 
Bang! Bang! Bang! Ancora quegli spari a ronzare nella sua testa. Adrienne li ricorda, li sente ancora nitidamente.  “Delphine, no! Delphine, fermati!”, si accorge che sta gridando davvero, come se il maledetto destino fosse componibile come un puzzle, come se il puzzle potesse ancora essere completato. [...] [CONTINUA]


giovedì 31 agosto 2017

Estratto n. 1: Prologo 1966 - Delphine



Ti propongo un primo estratto dal romanzo "6/6/66 - Quattro vite oltre il Novecento".

Si tratta della parte iniziale del Prologo, ambientato nell'anno 1966.

La protagonista dell'estratto è una delle quattro vite del sottotitolo: Delphine
E' qui raccontata la sua nascita.

Il romanzo integrale è acquistabile on-line in versione cartacea o e-book

L'e-book è in offerta a soli 0,99 euro.

Buona lettura!


P.S. Per comodità di lettura, nel testo troverai grassetti, sottolineature, hashtag e link che NON sono presenti nella versione originale del romanzo.


#PROLOGO - 1966
Quante cose possono accadere in un istante? Prendiamo una data qualsiasi, più o meno significativa, più o meno lontana, famosa, isolata, anonima. Siamo in #Europa, non c'è dubbio. Cosa è l'Europa? In quella precisa data, il 6 Giugno #1966, l'Europa è parte di un gioco più grande: la Guerra Fredda. C'è la cortina di ferro. 
Delphine 
Da una parte nasce #Delphine, nella cittadina bretone di #Dinan. Un villaggio dell'area più brulla, ventosa e isolata dell'esagono #francese. Un luogo affascinante, dove gli uomini hanno imparato a convivere con una natura tanto bella quanto indomita. 
“Ma chi l'avrebbe mai detto che sarei finito a vivere proprio qua?” pensa per l'ennesima volta #Alphonse, originario della calda e zingara #Camargue. E per l'ennesima volta visualizza nella sua mente il viso timido e sincero di #Adrienne, di cui si è perdutamente innamorato tre anni prima. “Una cameriera così carina ad #Arles farebbe girare la testa a molti uomini”. A queste parole ed all'occhiolino di Alphonse, Adrienne aveva reagito con uno sguardo glaciale. Lui ricorda bene quel giorno. Lei aveva i capelli lisci legati in una coda senza pretese. Non un filo di trucco. Quelle fossette così evidenti anche se lei non sorrideva.
“Io non la conosco, signore, e non le consento di prendersi queste libertà”. Altro che sorridere. Lo guardava negli occhi con aria di sfida. Il sorriso tronfio del giovane #cowboy del Sud si era attenuato ma non spento. Gli era piaciuta da subito. Adrienne si era voltata e, da dietro, non vista, si era concessa un accenno di sorriso. Ma questo, Alphonse non l'aveva mai saputo. Il funerale di una vecchia pro-prozia del Nord si era, così, tramutato in una occasione del #destino. Da non perdere. Il locale “La belle italienne” era stato oggetto, nei giorni successivi, di frequenti puntate da parte di Alphonse che, improvvisamente, non poteva più fare a meno della cucina d'Oltralpe. 
Delphine, si diceva. È la loro prima #figlia e viene al mondo il giorno 6 di Giugno del 1966. Sente di dover #partorire, Adrienne, mentre prepara la salsa in cucina. Assieme a quello che è poi diventato suo marito, Alphonse, gestisce un grazioso #ristorante in centro a Dinan, riuscito esito dell'amalgama di almeno tre diverse culture gastronomiche: #italiana, #bretone e del sud della #Francia, quest'ultima un po' gitana per influsso secolare dei popoli passati per la Camargue. 
L'ospedale è a #Rennes, non proprio dietro l'angolo. Alphonse l'accompagna emozionato ed ansioso. Tra una contrazione e l'altra, Adrienne gli indica le direzioni da prendere ai semafori, mentre lui non è in grado di aggiungere il ragionamento geografico alle ansie di futuro papà. 
Arrivano finalmente a destinazione.
Quando sente il pianto di #bambina provenire dalla sala parto, si calma per pochi istanti, poi è travolto da una gioia più forte di tutte le altre gioie provate fino a quel momento. Quasi una rinascita. Il tempo futuro gli sembra già troppo limitato per consentirgli di vivere tutta questa #felicità solo annusata. 
Una giornata #piovosa, in linea con il clima del posto, che non vuole sapere di primavere, estati e stagioni convenzionali: clima “#celtico”, ama chiamarlo Alphonse. Adrienne è bretone ma i suoi genitori provengono dall'#Italia, #veneti di #Padova.
#Delphine nasce in una comunità orgogliosa delle sue #tradizioni, custodite dai vecchi con i volti resi #spigolosi dal vento freddo del nord e tramandate ai giovani con la musica, i balli, gli abiti caratteristici, le feste, l'idioma orgogliosamente distante da quello di #Parigi. 
L'Italia è lontana. Pure Parigi è lontana, per la verità. La selvaggia natura bretone è stata, infatti, domata solo in minima parte. In questo sta, principalmente, il fascino primordiale di questi luoghi isolati.
Delphine è circondata da tutta la sua #famiglia: i #nonni materni, dal sangue italiano, confabulano emozionati con quelli paterni appena arrivati da Arles. “È così piccola” si preoccupa Adrienne. “È bellissima, amore, è uguale a te”. “Ma che dici, burlone? Come puoi già parlare di somiglianze? È un batuffolo ancora indistinguibile”. “Io la distinguo bene, invece” interviene la sorella minore di Adrienne, #Georgette. La prende in braccio e la piccola sembra a suo agio, non protesta. “Vieni dalla zietta, Delphine. Come è bella, Adrienne, non può che aver preso dalla nostra famiglia. Senza offesa, caro cognato”. “Figurati, esprimi pure tutto il tuo disgusto” risponde lui, e le risate si diffondono nella stanza. Tutti sanno che scherza, Georgette: Alphonse è un bell'uomo, con i suoi occhi verdi ed il fisico atletico. Alto, poi. A Dinan era da tempo che non girava un uomo così alto. Aveva attirato, e continuava ad attirare, molte attenzioni femminili.
Sono solo scherzi di una novella #zia, giovane ed entusiasta. [CONTINUA]

NOTA. Nell'edizione integrale di 6/6/66, disponibile on-line per l'acquisto, è erroneamente riportato il nome "Gabrielle" in luogo di "Georgette", la zia di Delphine. Al più presto sarà disponibile un ERRATA CORRIGE con la segnalazione di tutti gli errori riscontrati successivamente alla pubblicazione. Nell'attesa, ti porgo le mie scuse! 

mercoledì 30 agosto 2017

In viaggio con Helga, Gustav, Delphine e Antònio



Leggendo 6/6/66 potrai fare una cavalcata nel tempo e nello spazio. 
Il romanzo è ambientato in diversi luoghi in Europa e negli Stati Uniti.

Qualche esempio?

BERLINO EST E OVEST
ROMA
COIMBRA
LAMPEDUSA
ODENSE
SAN FRANCISCO
...

Viaggia assieme ai quattro personaggi principali di 6/6/66 e scopri se e dove le loro vite riusciranno ad incrociarsi!

L'e-book è in offerta a soli 0,99 euro!!
Clicca qui: 

martedì 29 agosto 2017

1986: ritorno a est


#1986
"Ho visto molte foto, ma la realtà è ancora più impressionante. Mi trovo oltreconfine. Le auto. Sono poche in giro e.... sembrano di un'altra epoca. Come se questa porzione di mondo si fosse fermata ad un tempo indefinito, quasi irreale. C'è indubbiamente tranquillità. [...]
Ai miei occhi si rivela un casermone di cemento senza fronzoli, con le finestre quasi tutte chiuse e poche terrazze distribuite con regolarità. [...] Ci accoglie il portiere con occhi guardinghi. Saliamo le scale. Ho il cuore in gola, Max mi tiene la mano. Arrivati davanti alla porta, ho l'impulso di tornare indietro. Non me la sento.
È Max a pigiare il campanello. Passano minuti interminabili, poi sento dei passi agitarsi. Forse anche lui prova la mia stessa paura? Eppure deve essere una gioia. Rivedersi dopo dieci lunghi anni. La porta si apre molto lentamente. C'è il catenaccio da togliere. [...]"

Leggi il #romanzo 6/6/66 in versione #ebook o cartacea:  http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/326085/6666/  
#6666 #1986

lunedì 28 agosto 2017

2015: migrazioni


#annidieci #2015 "[...] Tuttavia, cosa ha fatto di buono un Francese o un Italiano o un Tedesco per meritarsi di nascere in un continente dove il benessere è diffuso? E che non abbia fatto un Africano per meritarsi di nascere in un Paese povero e dominato da un governo oppressivo? 
Questo si chiede James, interrompendo il vortice di scrittura che lo sta portando a documentare la disperazione e, assieme, il senso profondo di fratellanza umana che convivono in questa piccola isola del Mediterraneo. Lo fa per lavoro. È un giornalista americano di ventiquattro anni. Non si accorge che sta scendendo la sera. Ancora urla e pianti lacerano il cielo azzurro, senza una nuvola, di Lampedusa. [...]


Leggi il #romanzo 6/6/66 in versione #ebook o cartacea: http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/326085/6666/  
#6666 #annidieci #2015

6/6/66: incontri, amori, avvenimenti



Il #romanzo 6/6/66 parla delle #vite di due #cinquantenni #europei: #incontri, #amori, #avvenimenti. #Antonio nasce a Coimbra, #Gustav a Odense, ....


Leggi 6/6/66 in versione #ebook o cartacea: http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/326085/6666/

giovedì 24 agosto 2017

2015: millennials


#2015. "[...] Noah e Michelle sono due gemelli danesi che, nei giorni in cui l'estrema destra xenofoba fa incetta di voti anche nel loro piccolo Paese, decidono di partire per Lampedusa, una bellissima isola del Mediterraneo, abitata da Italiani, troppe volte testimone dei tragici naufragi dei barconi della morte. [...] All'aeroporto di Odense, in attesa del volo per Milano, Gustav ha paura, ma rivede anche nella determinazione dei suoi figli lo spirito dei suoi diciotto anni, quando la disillusione sulle cose del mondo ancora non l'aveva sfiorato. È orgoglioso di loro: riesce anche a
dirglielo, prima di salutarli. [...]

Leggi il #romanzo 6/6/66 in versione #ebook o cartacea: http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/326085/6666/ 
#6666 #annidieci #2015

mercoledì 23 agosto 2017

Anni 2000: ricominciare


"Gabrielle decide di accompagnare sua madre in Camargue, regione di nascita di nonno Alphonse, per provare a farla distrarre. Delphine non ha ancora compiuto quarant'anni: è bella, forse di più di quando ne aveva venti. Il viso si è un po' increspato, assumendo una forma più allungata e spigolosa: molto affascinante, soprattutto senza un filo di trucco. Il corpo è slanciato, seppur non atletico: una certa aria di fragilità induce all'abbraccio, alla protezione."


Leggi il #romanzo 6/6/66 in versione #ebook o cartacea:  http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/326085/6666/  
#6666 #annizero #duemila

Fonte della foto: tappediviaggio.it

domenica 20 agosto 2017

1999: il salto del Millennio


#1999. "[...] “In arrivo allo Scalo 2 il volo da Torino Caselle, in ritardo di quarantacinque minuti” decreta l'altoparlante. Torino Caselle? Delphine ha un flash. Il ricordo un po' sbiadito di un viaggio in treno, negli anni Settanta, da Parigi a Padova, passando appunto per Torino, la prima grande città italiana vista distrattamente dal finestrino. [...] È un attimo che non vede più la sua borsetta. Era, mollemente, a tracolla su una sedia ma adesso... “Aiuto! La mia borsa, me l'hanno rubata!” comincia a dire quasi sottovoce, poi aumenta il volume, esprimendosi in Francese in mezzo ad una babele di lingue diverse. Una donna con lo zaino in spalla, appena scesa dal volo Torino-Roma [...] si lancia [...] all'inseguimento; allerta la polizia ferroviaria; identifica l'insospettabile Lupin e lo inchioda. È come se, al momento della restituzione del maltolto, le due donne si riconoscessero. È come se gli occhi di ciascuna, o il loro cuore, ricordassero che l'altra è nata il medesimo giorno di trentaquattro anni prima. [...]"



Leggi il #romanzo 6/6/66 in versione #ebook o cartaceahttp://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/326085/6666/  
#6666 #1999

Cercasi relatore a presentazione di 6sei66