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venerdì 18 gennaio 2019

Acquista il romanzo 6sei66 di Alberto Cardino



Con grande gioia presento la nuova edizione del mio romanzo 6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento, pubblicato da Edizioni DrawUp (EDU).

Potete acquistare il libro dal sito di EDU oppure inviando una mail a cardinoalberto@gmail.com

giovedì 10 gennaio 2019

6sei66: storie della generazione Erasmus




Sei Sei Sessantasei è una data di nascita, a partire dalla quale si sviluppano quattro storie diverse. Quello stesso giorno dell’anno 1966 è nato, nel mondo, un numero imprecisato di bambini. Il presente romanzo 📖 immagina di seguirne quattro, nei rispettivi percorsi di crescita, per tracciare un ritratto, pur parziale, di una generazione. Possiamo chiamarla "Generazione Erasmus". Uomini e donne che si trovano, ora, a vivere la fase adulta della loro esistenza dopo aver assistito, e talvolta partecipato, ai profondi cambiamenti che hanno segnato l’Europa ed il mondo negli ultimi 50 anni.

lunedì 10 dicembre 2018

SAVE 22/12/18: Presentazione del romanzo 6sei66 a Bologna

Amici bolognesi, segnatevi questa data: verrò il 22 dicembre 2018 al Caffè Letterario Notturno Sud di Bologna a presentare il mio romanzo "6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento", assieme ad altri autori di Edizioni DrawUp.
Vi aspetto!


martedì 12 giugno 2018

Nuova edizione del romanzo 6sei66: l'e-book è GRATUITO!


E' disponibile una nuova edizione del romanzo 6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento.

Per il primo mese, è possibile scaricare gratis l'e-book in formato e-pub comodamente leggibile da smartphone 

Approfitta di questa occasione!

La versione cartacea è, invece, acquistabile a soli € 11,50 dal medesimo sito.

venerdì 25 maggio 2018

Cercasi relatore ad incontro di presentazione del romanzo



Se ti è piaciuto, vorresti fare da relatore ad un incontro di presentazione del libro in una libreria di Parma?

Contattami: 


Grazie mille, 
alberto

giovedì 26 aprile 2018

Un po’…sono tornato a casa: 6sei66 a Torino


Seconda presentazione del mio romanzo. In trasferta, questa volta! Grazie alle solide amicizie di mia sorella nel mondo intellettuale sabaudo, sono stato inserito, assieme ad altri cinque colleghi, nella rosa di scrittori esordienti chiamati a declinare proprio … “Un libro per una rosa”.
Tema centrale: l’amore. Promotore dell’iniziativa è l’associazione culturale “Amico Libro” che ha sede proprio a Torino. Trasferta torinese, quindi. Che si prolunga alla notte grazie all'ospitalità della mia torinese sorella e del mio torinese cognato.



Giornata praticamente estiva. Viaggio in treno, passando da Milano (vogliamo parlare di questo allungamento della linea a scapito della tratta Voghera-Alessandria? No, ora no…). Mi accompagna mia moglie, zaini in spalla. Sono in ansia. Non conosco nessuno. E poi saremo in sei…di cosa riuscirò a parlare, nel “poco” tempo a disposizione? Per distrarmi, mi sono portato dietro la bozza a matita della prima parte del mio nuovo romanzo, ancora in fase assai insicura (vedrà mai la luce?). Mia moglie spreme la sua creatività per un progetto professionale assai interessante. Tra le risaie e le chiese del Canavese, decido di riprendere gli appunti della prima, e finora unica, presentazione del mio libro. Un’ansia da “ripasso” dell’ultimo minuto che, se avessi avuto più intensa al liceo,…mi sarebbe stata utile!
La stazione di Porta Nuova è gradevole all’interno, sontuosa e colorata all’esterno. Il bello di Torino è che ti fa immergere subito, appena arrivato, nella città signorile, un “centro” elegante fatto di strade dritte e perpendicolari, di tram e palazzi pre-novecenteschi con le finestre decorate e quelle che spuntano sui tetti e fanno tanto Parigi. Poi i portici di via Roma, con le vetrine dei brand di moda più glamour a cui si alternano i marchi distributivi del Nord Europa, caratterizzati da una qualità accettabile ad un prezzo accessibile. Mia moglie si fermerebbe lì, e poi là, e poi ancora laggiù. Io intanto fremo, ed ho caldo. Il sole scalda una Torino ariosa, colorata, viva. La direzione non va persa di vista, e non è ancora la sede della presentazione. Mancano un paio d’ore all’appuntamento.
È irresistibile la tentazione di raggiungere i Giardini Reali, dove un sistema lungimirante fra pubblico, privato e associazionismo ha avuto l’idea magnifica di fornire i visitatori di vere e proprie sdraio su cui prendere il sole e riposarsi. Sono molte le scolaresche. Penso allora ai miei bambini lasciati a casa. La visita scolastica ha per oggetto il Palazzo Reale, bellissimo e ricco di collezioni risalenti a svariate epoche storiche.
Relax, per qualche minuto. Che passa in fretta. L’agitazione monta, come la paura di arrivare in ritardo. Bisogna prendere il tram ed assicurarsi di scendere alla giusta fermata. Tutto OK. Un ultimo tratto a piedi, inutilmente indirizzato dal dispositivo telefonico che, ormai, quasi non telefona più. L’incontro con mia sorella all’ingresso mi consente di entrare con un minimo di sicurezza.



I saluti alla Presidente dell’associazione sono dovuti e sinceri. Pur essendo in anticipo, la sala dell’elegante appartamento in giallo affrescato è già piena di gente. Tra questa, sono sicuramente presenti gli altri cinque scrittori.



Il mio nome è segnato sulla locandina dell’incontro, proiettata su uno schermo piatto che sovrasta il tavolo dei relatori. “Cosa mi chiederanno?” mi faccio questa domanda mentre aspetto, e noto che sono le stesse domande che si pongono gli organizzatori e la moderatrice, che col sorriso sulle labbra dirà di essere un “editore”, non un “editor” riferendosi così ad un equivoco evidentemente comune. Si sceglie la presenza contemporanea di tutti al tavolo. E ad un certo punto vengo chiamato anch’io.



La prima domanda è quasi scontata: una breve presentazione dei rispettivi libri. Per fortuna non si comincia da me. Storie vere di famiglia e di guerra mi precedono, apripista dei "romanzi".



“Buonasera a tutti…” la voce non mi tradisce. Lo fa la memoria, che mi fa incartare sul quarto dei tre protagonisti del mio romanzo, che lì per lì non riesco a ricordare. Mia moglie mi viene in soccorso dalla platea, e la gaffe si ricompone.



Arrivo alla fine di un intervento di circa quattro minuti. Mi sembra di aver solleticato qualche curiosità, ma la risposta deve venire anche dagli altri romanzieri e si va oltre. Una storia d’amore fra due ragazzi ebrei, un diario appassionato ed un amore che nasce su un tram.
Un bel mix, a detta di tutti i presenti. Poi la domanda che spinge a filtrare e selezionare. Quella che mi aspettavo e mi metteva ansia. Una storia d’amore, una sola di quelle raccontate nel libro. Quale? Ho pochi minuti per sceglierla. La prima opzione è quella dei due ragazzi degli anni Ottanta che si innamorano e decidono di fare un viaggio insieme, in treno. Però è una vicenda che non mi consente di dare suggestioni in un tempo così breve. Scelgo allora una storia più lontana, ambientata in Germania Est. La fuga e la perdita dell’amore, che forse non sarebbe avvenuta se le condizioni di quel luogo e di quel tempo fossero state diverse.



Sono attento a non rivelare troppo, rischiando però – mi dico – di attirare poca curiosità. Termino il mio intervento dopo circa tre minuti, e lascio spazio agli altri.
L’incontro si avvia alla conclusione. C’è il tempo di una poesia, poi spazio a dediche ed, eventualmente, agli acquisti. I miei guadagni monetari coprono solo parte del tratto percorso in treno, ma non era ovviamente quello l’obiettivo. Sono soddisfatto, è stata una esperienza utile ed arricchente. La mia prima trasferta.
Non ci resta che … cenare! Ci spostiamo esattamente sul tram “d’epoca” che è al centro di uno dei libri presentati oggi. È bello dirigersi verso il centro della città. Costeggiare il Po, le piste ciclabili, il parco ed il castello del Valentino. Scorgere in lontananza la Gran Madre e sbucare, infine, nell’ampia piazza Vittorio Veneto. I tavolini ospitano i frequentatori dell’aperitivo serale. Studenti universitari, giovani e meno giovani si godono l’aria frizzante, quasi estiva. Noi salteremo l’aperitivo, dritti alla cena.








Il ristorante è ai piedi di una sontuosa Mole Antonelliana, che acquista nuove luci e colori man mano che, dolcemente, prende piede la sera e poi la notte. Nei piatti ritrovo la mia piemontesità mai del tutto sopita. Andando verso casa di mia sorella, attraversiamo una zona universitaria popolata di pub e locali frequentati da giovani, agli angoli delle vie, con le sedie e gli sgabelli fuori che sembra già Giugno. La Mole si allontana, ma è sempre più o meno vicina. Passano i tram della sera, che ho sdegnosamente rifiutato per fare movimento. Mi ricordavo una destinazione più vicina. Ricordavo male. La Mole mi saluta un’ultima volta prima di dormire, in casa, dalla finestra della sala.

Al mattino si riparte, presto. L’aria è fresca e rende Aprile un po’ più riconoscibile. Le Alpi sono ancora innevate, del resto. Arriviamo in taxi alla stazione. Il viaggio tocca più da vicino, rispetto all’andata, i "miei" luoghi. Le colline, le vigne. Tutto sommato, sono a casa prima delle undici del mattino, mentre il Freccia Bianca prosegue verso il tacco della penisola. È andata. Fra poco riabbraccerò i miei bambini. Finalmente.

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martedì 20 febbraio 2018

Retroscena: presento il mio libro, presento me



Mi si potrebbe chiedere come è andata. Sono ancora un po’ intontito, non so se sono in grado di spiegarmi. Però, a domanda secca non posso che rispondere “benissimo”. Un’esperienza unica, che mi ha ripagato di tutta l’ansia che ho provato quello stesso giorno e nei giorni precedenti. Un’ansia che, devo ammetterlo, non mi ha abbandonato nemmeno “durante”. Di fronte avevo familiari e amici, che avevano scelto di dedicare proprio a me il loro tempo, alla fine di una giornata per molti di lavoro, quindi stancante. Accanto a me, uno scrittore che pubblica abitualmente con Einaudi e Rizzoli, che ha incredibilmente accettato di fare da relatore all'incontro.

Riavvolgo il nastro a circa 20 minuti prima dell'inizio della presentazione del mio romanzo, "6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento". Parto dal mio ufficio in bicicletta, con lo scatolone pieno di copie del romanzo che sono riuscito ad incastrare nel seggiolino da bambino. Mentre pedalo per i 200 metri che mi separano dalla libreria, sento l’ansia montare e mi chiedo chi me l’abbia fatto fare. Ho paura, per varie ragioni. Il relatore è una persona disponibile e, già l’ho capito, generosa. Tuttavia, non l’ho ancora conosciuto personalmente. Gli ho solo stretto la mano in occasione della presentazione del suo, di libro.
Nelle scorse settimane ho inoltre collezionato una critica negativa che, nell'immediato, mi ha “smontato” parecchio. Ed un rifiuto motivato alla pubblicazione da parte di una piattaforma di e-commerce specializzata in e-book. Ora ho paura che i difetti del mio romanzo non possano che emergere in sede di presentazione pubblica.

Parcheggio la bici in uno spazio non troppo vicino alla libreria. Forse non sono io, pensa una parte di me, ad essere il protagonista dell'incontro. Prova ne è che parcheggio così distante! Non mi posso fermare, però. Afferro lo scatolone, prendo coraggio e mi dirigo verso l’ingresso della libreria. Entro, sentendomi un po’ un condannato. I librai mi accolgono con il sorriso, ma sono momentaneamente occupati. Non mi resta che aspettare, in silenzio.
Mi prende il terrore che non venga nessuno. “Nessuno” è impossibile: la mia famiglia è precettata, compresi mia madre e mio suocero. Qualcuno in più, però, non guasterebbe. E in effetti arriva. Poi esce. È un avventore della libreria. Visi familiari si palesano, finalmente. Il mio relatore si siede su una delle due poltrone a noi desinate. È per me un sollievo: mi siedo anch'io. Sono agitatissimo, lui gentilissimo cerca di rompere il ghiaccio. Intanto i minuti passano: ed il quarto d’ora accademico sta per concludersi.



Mentre parlo con il relatore, la coda del mio occhio destro cerca di cogliere l’eventuale afflusso di persone. Il timore di un flop in termini di pubblico è ancora forte. Anche su questo, è lui a rassicurarmi, ricordandomi l’ora difficile per chi lavora, che ne condiziona la puntualità. Ma arriveranno. Poi mi chiede con enorme delicatezza se vogliamo concordare le domande. Nonostante io sia in preda all'ansia, gli dico di no. La parte lucida della mia mente mi spinge a ricercare la massima spontaneità. Come spontaneo è stato il percorso che mi ha condotto qui, ora, in questa libreria.
A un certo punto, bisogna cominciare. Chi c’è c’è. Chi avrebbe mai pensato che un giorno uno scrittore avrebbe introdotto un libro scritto da me? Mentre lui parla sono ancora agitato, preoccupato per l’affluenza e, in più, incredulo per quanto mi sta capitando. L’introduzione è talmente perfetta che mi prende l’ansia di non esserne all'altezza. Alla prima domanda, mi vedo costretto a rompere l’illusione che si tratti solo di un sogno. E, a fatica, parlo. Poi il dialogo, improvvisato, si sviluppa con spontaneità. Rimango agitato per tutto il corso dell’intervista. Non ho l’esatta percezione del tempo che passa: ad un certo punto mi pare che stiamo sforando “di brutto”. Scoprirò a breve che non è così.



L’intervista accarezza anche il mio vissuto e porta in superficie aspetti di me che non credevo potessero emergere in questa sede. Non mi escono esattamente le parole che vorrei dire: ho quindi paura di non essere compreso. Ma per merito del relatore tutto fila liscio. C’è, poi, tempo per una domanda dal pubblico, come nelle migliori presentazioni. Alla fine, dopo parole bellissime pronunciate dal relatore, c’è anche l’applauso finale, che mi imbarazza non poco.

Foto di Andrea Gatti

Non è finita! Non manca il rito delle firme e delle dediche. Che imbarazzo!
Per fortuna, non riesco a fare battutine, che in questa situazione sarebbero di troppo. Mi limito a fare sorrisini ad occhi bassi intervallati da risatine di imbarazzo. Fatico ad attingere alla mia mente per scrivere dediche di senso compiuto.


È andata bene, tutti mi dicono. Comincio a crederci. Ci salutiamo, poi mi ritrovo di nuovo da solo, come ero venuto, con la mia bici parcheggiata a 10 metri. Si è fatto buio. Il viaggio di ritorno è una gimkana fra le emozioni. L’incredulità ancora domina la mia mente. Ho forse bisogno di un po’ di normalità per riprendermi. Voglio rivedere i miei figli rimasti a casa ed anche i miei gatti. Arrivo prima di tutti gli altri, grazie alla bici. I bimbi sono ancora dai vicini. Lampo mi chiede cibo, seguito a stretto giro da Stella. La normalità, ora. Domani riavvolgerò il nastro, serbato in un angolino del mio cuore.

La felicità è ancora inconsapevole: se davvero non ho sognato, domani potrò vestirla a festa. E crederci, per un tempo mai troppo lungo di liberazione dalle ansie quotidiane.


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martedì 13 febbraio 2018

Christian Stocchi recensisce 6sei66 sulla Gazzetta di Parma

La recensione del romanzo "6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento" firmata da Christian Stocchi sulla Gazzetta di Parma del 13 Febbraio 2018.

Partecipa, il prossimo 14 Febbraio 2018, alla presentazione del romanzo 6sei66 che avrà luogo presso la Libreria Voltapagina a Parma: leggi di più sull'evento


giovedì 8 febbraio 2018

Genesi di un romanzo: 6) Sono uno "scrittore per caso"?


Partecipa, il prossimo 14 Febbraio 2018, alla presentazione del romanzo 6sei66 che avverrà presso la Libreria Voltapagina a Parma: leggi di più sull'evento

Ciao sono Alberto, l'autore di 6sei66. Vuoi conoscermi meglio? Provo a farmi qualche domanda e a darmi qualche risposta. Inizio con: 

Sono io uno ... "scrittore per caso"?

(CONTINUA) … Comincio a dubitare delle mie ottimistiche aspettative. Ed anche a riprendere in considerazione un sano calcolo delle probabilità. Siamo un popolo di santi, navigatori e…poeti. Aggiungo: scrittori. Migliaia di persone, giovani e meno giovani, partecipano ai concorsi e tornei letterari. Sono tanti e lottano insieme a (anzi, contro di) me. Perché mai dovrei riuscire a surclassarli? L’idea di partenza del mio romanzo è originale, me l’hanno detto in molti. Ma è sufficiente? Lo sviluppo della storia soddisfa le aspettative suscitate dalla sinossi? Il puzzle congegnato rimane fissato, o rischia di sbriciolarsi appena si cerca di appenderlo al muro? (L’efficace metafora non è mia, ma di un severissimo recensore del mio libro). Ecco, questa è tutta un’altra storia, un altro livello di valutazione. Ottimisticamente, lo sviluppo può perlomeno piacere a qualcuno e non piacere ad altri.
Ancora due concorsi devono svelare il loro esito. Vediamo come va …. magari qualche recensore è rimasto colpito ed ha deciso di “sposare la mia causa”. Esce prima, a sorpresa, l’esito della grande casa editrice. Scorro l’elenco nel modo già descritto, con 50 sfumature di lettura per non lasciarmi sfuggire alcunché. Niente. Non ci sono. Ed è, ancora una volta, solo la prima fase. Come è possibile? Qualcosa nelle mie speranze si è già rotto prima di leggere questo elenco. Sto cominciando, in altre parole, a capire l’antifona.
All'ultimo tentativo, quello del concorso a fase regionale, mi appresto a togliermi la lente fiduciosa e vedo finalmente i numeri nella loro crudezza. Qui verrà selezionato addirittura un solo candidato per regione. Almeno non c’è da scorrere elenchi! “Emilia-Romagna”: non ci sono. È difficile la controprova, ma riesco ad affrontarla ugualmente: setaccio la pagina in ogni suo pixel. Inutile, ovviamente.
Mi scappa un mezzo sorriso. Forse sono davvero vaccinato. Mi sento un po’ Fantozzi, questo sì. Ma lo smalto di artista incompreso è venuto via del tutto. Mi guardo impietosamente allo specchio e vedo … uno scrittore per caso che dovrà, presumibilmente, abbandonare le sue aspettative di pubblicazione.
Non erano così ambiziose, le mie aspettative. Oddio, in effetti una parte di me sognava successi planetari e fama imperitura. Un’altra parte più pragmatica, però, si sarebbe “accontentata” di trovare una casa editrice, anche piccolissima, disposta a pubblicare il romanzo. E comunque, il meccanismo innestato ha comportato attese, suspense, piccole e grandi illusioni. Mi ritrovo dentro ad un percorso che, ancora, vorrei in qualche modo portare a termine…

[CONTINUA] 
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lunedì 5 febbraio 2018

Genesi di un romanzo: 5) Sono io pronto a vincere un...torneo?



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Ciao sono Alberto, l'autore di 6sei66. Vuoi conoscermi meglio? Provo a farmi qualche domanda e a darmi qualche risposta. Inizio con: 

Sono io pronto a vincere un...torneo?

(CONTINUA) ….Stavolta ce la farò. Cambio strategia, però, rispetto al primo invio massivo del manoscritto alle case editrici. Come ho potuto pensare, mi ripeto, che l’Einaudi mi prendesse in considerazione? Solo perché ho respirato, a Santo Stefano Belbo, la stessa aria di Cesare Pavese? Solo perché ho studiato, con esiti neanche brillanti, nel medesimo liceo frequentato da Beppe Fenoglio?
No, non è questa la strada. Devo fare un percorso da principiante, da esordiente. Decido così di setacciare tutti i bandi di concorso già pubblicati o che saranno pubblicati a breve. Non mi accorgo subito di una contraddizione probabilistica insita nel mio ragionamento, e mi rimetto in moto con la mia gioiosa macchina da guerra. Decido di partecipare al concorso indetto da una nota azienda radiotelevisiva pubblica, approfittando del fatto che è l’ultima edizione a cui, per motivi di età, posso ancora partecipare. Allo scoccare dei 40 anni sarò, infatti, fuori dalla categoria “giovani”, unica ammessa al concorso. La selezione è innanzitutto effettuata da commissioni regionali, che sceglieranno il loro testo migliore il quale si andrà a scontrare, in una seconda fase, con i migliori delle altre regioni.
Non so da dove mi derivi, ma coltivo la speranza di superare la prima fase. Cioè, mi metto in testa che sia probabile, a prescindere dal numero di candidati, che la scelta dei commissari regionali cada su di me. Una valutazione simile riservo ad altri due concorsi nazionali, indetti da grandi case editrici. Uno dei due è il torneo a cui ho già partecipato e che mi ha visto eliminato già prima delle semifinali. Ora, però, ho fatto corpose modifiche al testo iniziale. Ora è diverso. Mi sento “umile” per aver provato a recepire critiche e suggerimenti. In questa fase, sono così fiducioso di essere notato almeno in un caso che mollo un po’ la presa sulle case editrici. In realtà, a quelle che accettano la versione digitale decido di inviare la nuova edizione del mio romanzo. Non ripeto, invece, gli invii cartacei.
La primavera intanto sboccia e dona luce alle mie ingenue speranze. Anche lontano dalle date previste di pubblicazione dei risultati, passo spesso sulle pagine e sui siti dedicati ai concorsi, caso mai decidessero di anticipare il verdetto. Si affaccia, man mano, anche la paura. Limito le aspettative al superamento della prima fase, in almeno uno dei concorsi per esordienti a cui mi sono candidato. È il momento della pubblicazione dei risultati del torneo. La scoperta della sorte della mia opera avviene in un modo che si ripeterà spesso.
Esce la notizia dei risultati, la suspense mi prende e freno i miei click. Con molta calma apro la notizia, ne leggo l’introduzione e poi vedo l’elenco in ordine alfabetico delle opere che passano il turno. Il mio sguardo indugia lontano dall'iniziale del mio libro. Che essendo un numero, dovrebbe comportare la presenza ai primi posti, in alto. Non c’è. Siamo poi sicuri che il numero ne determini la collocazione in alto? Magari c’è una sezione speciale, in fondo, dedicata alle iniziali in forma di numero. Niente neanche in fondo. A questo punto, urge lo scorrimento dell’elenco. Magari si è inteso utilizzare la dizione in lettere del numero che rappresenta l’iniziale del titolo. Un po’ cervellotico, ma potrebbe essere. È rapido verificare che sotto la “s” di “sei” non c’è il mio libro. Uno per uno, rifaccio il controllo dei titoli di tutte le opere finaliste. Niente. Non c’è.
La suspense lascia spazio ad una delusione tanto forte quanto elevate erano (forse illogicamente) le aspettative. Andrò ancora, nei giorni successivi, a controllare l’elenco sperando in una iniziale omissione a cui gli organizzatori debbano porre rimedio, magari con un bel “errata corrige”. Ma è inutile, tutte le posizioni dell’elenco in cui potrebbe collocarsi il mio libro si rifiutano di citarlo. Di nuovo, il mio vittimismo di artista incompreso prende quota, poi si sgonfia lasciando spazio alla rassegnazione ed alla sfiducia. Il morale è salvato dall'attesa degli esiti degli altri due concorsi, non ancora resi pubblici. L’avventura continua. Finché c’è competizione, posso ancora giocarmela. Così penso…


[CONTINUA] 
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martedì 30 gennaio 2018

Genesi di un romanzo: 4) Rimetterci mano?



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Rimetterci mano?

(CONTINUA) ….Ripongo nel cassetto il mio romanzo per un numero di settimane, forse mesi, che non ricordo con precisione. L’idea di rimetterci pesantemente mano quasi mi disgusta. La sindrome dell’artista incompreso mi spinge, piuttosto, a considerare chiusa la mia esperienza di scrittore. In quale direzione, poi, dovrei intervenire? In quali punti della storia dovrei affondare il bisturi? Altro tempo da sacrificare ad un esito del tutto incerto!
Certo che …. tenere nel cassetto qualcosa a cui ho dedicato tanto lavoro … mi irrita non poco. Una possibile soluzione mi arriva da una rivista che dedica un articolo alle cosiddette “agenzie letterarie” che accompagnano gli scrittori esordienti a realizzare un prodotto accettabile per le case editrici. Ne individuo una fra quelle citate nella rivista ed invio una mail per chiedere informazioni. Ricevo presto una risposta e decido di sottoporre, a pagamento, la mia opera all’attenzione dei miei nuovi interlocutori. Mi arriva, qualche tempo dopo, una scheda che analizza il romanzo, con l’invito a parlarne al telefono. La telefonata è cordiale ed informale, ma individua sbocchi quasi nulli a meno di una radicale revisione, prospettata già nel report scritto. Pur avendo molti contatti nel mondo dell’editoria, mi sembra chiaro che l’agenzia non ritenga opportuno “spendersi” per il mio libro.
Si chiude, così, questo rapporto “occasionale” con una postilla: se provi a riscrivere un capitolo secondo le indicazioni del report e poi me lo inoltri, posso darti un feedback sull’opportunità di continuare in questa direzione. Così mi viene detto. Metto, quindi, le mani sul capitolo che ha come protagonista il danese Gustav a metà degli anni Ottanta.
Comprendo subito che non sarà una cosa facile. Ma ci provo. È faticoso e, all’inizio, è un lavoro che non mi entusiasma. Mi pare, tuttavia, di trovare man mano una “chiave” di modifica e nuova interpretazione del testo, che alla fine mi soddisfa abbastanza. Invio il nuovo capitolo aggiornato all’agenzia. Non riceverò mai una risposta, associando questo atteggiamento ad una sostanziale risposta negativa. “Non sei riuscito a migliorarti, lascia perdere” è come se mi fosse stato detto con la voce del silenzio.
Un’altra delusione, seguita da un altro periodo in cui sto “fermo”. Ancora una volta, non ricordo il tempo preciso di questo altro blocco. Ad un certo punto, però, riparto. Forse è lo stimolo dei concorsi letterari, a scrollarmi. In fondo un capitolo l’ho già rivoluzionato: potrei fare altrettanto con tutti i restanti capitoli. Più dialoghi, meno testi didascalici. È difficile “allungare” le scene per renderle più vive. Spesso capita che l’allungamento avvenga, ma che la scena non sia affatto più viva, anzi faccia sbadigliare dalla noia. È ancora più frustrante tagliare frasi, periodi, a volte interi paragrafi: mi pare di buttar via del cibo. Ma lo devo fare, mi convinco. Dopo un lavoro esteso e faticoso, più o meno incisivo a seconda dei personaggi, delle situazioni e delle specifiche ambientazioni, partorisco di nuovo la mia opera, che rinasce a nuova vita….

[CONTINUA] 
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Genesi di un romanzo: 3) Chi credo di essere, Manzoni?


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Chi credo di essere, Manzoni?

(CONTINUA) Avendo terminato di trasferire il testo dal quaderno al supporto digitale, ancora gasatissimo per i complimenti dei familiari, comincio ad inviarlo in pdf alle case editrici. Ma non a quelle di provincia, o cosiddette minori. Punto subito in alto, ai templi della narrativa e del giornalismo, che pubblicano tanto i classici più blasonati quanto gli ultimi talenti alla moda. Sì, poi, a calare, invio anche alle "minori". Alcune chiedono il cartaceo e l'invio per posta ordinaria. Alle Poste cominciano a riconoscermi. Intanto passano le settimane, poi i mesi. Ma niente. Le mie certezze cominciano a vacillare.
Presa definitivamente consapevolezza della scarsa probabilità di ricevere risposte, mi tuffo nei concorsi letterari per esordienti, che prima avevo snobbato. Anche in questo caso, i tempi di valutazione sono interminabili. Per un concorso, è prevista una fase di lettura degli incipit estesa a tutti i partecipanti: me ne ritrovo da leggere e valutare dieci, scritti da miei “concorrenti” anonimi. Pena la non ammissione alle fasi successive. È un’esperienza interessante, quella del recensore per caso, di cui parlerò.
Intanto comincio a ricevere qualche risposta, anche positiva. Ma si tratta di sole case editrici “a pagamento”, che cioè impongono allo scrittore contraente di acquistare un numero minimo di copie e, comunque, si tratta di editor quasi sconosciuti. “Ce la devo fare da solo” continuo a ripetermi. E puntare ad una casa editrice conosciuta oppure, per lo meno, a vincere un concorso. Facile.
Dopo mesi di mancate risposte, arriva il giorno della pubblicazione dei nomi degli scrittori che accedono alla fase successiva del particolare torneo che vede i candidati giudicarsi a vicenda. Chi “passa” deve quindi ringraziare i suoi diretti concorrenti. Do per scontato di superare la prova. Non la supero. E scopro anche le motivazioni: sono infatti accessibili i commenti anonimi dei 10 valutatori del mio incipit. È una doccia fredda. Alcune recensioni mi fanno arrabbiare, altre sono sensate e, alla fine, condivisibili. In generale, è un salutare bagno di umiltà. A questo punto, mi fermo e decido di non mandare più il mio ammaccato romanzo ad alcun editor fino a quando non l’avrò “riparato”. Ma occorre cercare un buon meccanico…

[CONTINUA] 
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Genesi di un romanzo: 2) Perché proprio a matita? E dove pensavo di arrivare?


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Ciao sono Alberto, l'autore di 6sei66. Vuoi conoscermi meglio? Provo a farmi qualche domanda e a darmi qualche risposta. Inizio con: 

Perché proprio a matita? E dove pensavo di arrivare?

(CONTINUA) Riscrivere un libro in formato digitale, copiandolo dal quaderno consumato di segni e parole a matita che capisco solo io (a volte neanche io), non è un’attività entusiasmante. Ti chiedi mille volte “perché, povero id…ta, non hai scritto subito tutto su word?”. Perché? Non lo so con precisione. Forse è stata la voglia di tornare a scrivere a mano, dopo anni di battute forsennate sulla tastiera. Un desiderio connaturato, in me, alla stessa idea di scrivere una storia. Anche ora, che racconto la genesi del romanzo, mi ritrovo a scrivere a mano prima di ricopiare il testo sui social.
Non è solo la scrittura a mano che cerco. C’è anche lo scrivere a matita e non a biro. Mi sembra, così, un lavoro più “artigianale” perché modificabile o addirittura cancellabile del tutto. Del tutto no, in realtà. Rimane sempre il residuo di ciò che è stato cancellato: un segno sbiadito, una storia, una evoluzione, un consumo di intelletto e di carta.
È lunga la procedura di videoscrittura di un intero libro. Alcuni errori sono corretti dal programma in automatico, altri no. La rilettura consente, però, nuove aperture, nuove suggestioni. E questo è bene. Scrivi e riscrivi, il libro assume ad un certo punto una inedita unitarietà, seppur ancora provvisoria. Questo è un momento felice, che in parte ti ripaga della fatica e, diciamolo pure, della noia talvolta sofferta. L’illusione un po’ infantile che mi prende, dopo la supposta “fine lavori”, è che l’opera letteraria sia davvero pronta. Un po’ troppo corta, forse. Ma mi dico che sono semplicemente sintetico: è il mio stile. Ora non la voglio più toccare, deve per forza andare bene così.
In questo modo, però, sfioro l’ottusità! Me ne rendo conto, e mi prende la reazione opposta. Depressione. Come ho potuto solo pensare di scrivere un libro, io che al liceo era tanto se prendevo 6 e mezzo di tema? Mi apro allora alla famiglia. Faccio leggere il testo a persone che mi vogliono bene. I commenti sono molto positivi, con alcuni suggerimenti che subito cerco di utilizzare.
Mi piace vincere facile: è la mia famiglia. Cosa mi aspettavo, che mi stroncasse? Sorella con tre lauree, lettrice accanita da sempre, mi dice “scopro di avere un fratello scrittore!”. Mi “gaso” non poco, e dopo aver fatto le modifiche suggerite inizio a tamburo battente la campagna di diffusione.
Un po’ snobbo, all’inizio, i concorsi letterari per esordienti. Vado diritto alle case editrici. Vuoi che la Mondadori, vedendosi recapitare il mio romanzo, non lo pubblichi subito ricoprendomi di guadagni? I tempi previsti da grandi e piccoli editor sono però…lunghissimi! Si va dai 3 mesi (ma è raro) ai 6 mesi (più frequente) fino ai 9 mesi. Un vero e proprio parto! Mi metto in questa testolina partita per la tangente che per me faranno un’eccezione. Figurarsi se impiegheranno sei mesi per rispondermi, ovviamente positivamente.
Forse avrete già intuito che sto andando incontro ad un….30 a zero? Magari 25? No, più probabilmente 40 a zero…

[CONTINUA] 
Partecipa, il prossimo 14 Febbraio 2018, alla presentazione del romanzo 6sei66 che avverrà presso la Libreria Voltapagina a Parma: leggi di più sull'evento


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Genesi di un romanzo: 1) Quando ho iniziato a scrivere?

Fonte: www.grandefabbricadelleparole.it

Partecipa, il prossimo 14 Febbraio 2018, alla presentazione del romanzo 6sei66 che avverrà presso la Libreria Voltapagina a Parma: leggi di più sull'evento

Ciao sono Alberto, l'autore di 6sei66. Vuoi conoscermi meglio? Provo a farmi qualche domanda e a darmi qualche risposta. Inizio con: 

Quando ho iniziato a scrivere?

Non molti anni fa ... O meglio: da ragazzo non scrivevo molto. Non si usava ancora Internet, quando frequentavo le scuole medie: eravamo a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta. A metà dei Novanta mi sono diplomato ed ho iniziato l'Università, lontano da casa. Ho cominciato a scrivere lettere a compagne di liceo: proprio lettere di carta (ora mi sembra impossibile, a ripensarci!), dove provavo ad esprimermi come non riuscivo a fare di persona. Parlando di amicizia, sentimenti, speranze, delusioni. Forse è stata questa la spinta: ovviare alla timidezza per farmi conoscere più in profondità dalle persone.
Verso la fine dei Novanta, ho sperimentato le lettere d'amore. Internet e la posta elettronica si stavano diffondendo, ma la carta era ancora così...romantica! Negli anni zero le e-mail mi hanno conquistato: ho cominciato a riversare le mie parole sullo schermo, per spiegare, ringraziare, ricordare, esprimere stima e affetto, litigare...
Negli anni Dieci ho coltivato, lentamente, l'idea di scrivere un libro. Ho cominciato nel 2013, in coincidenza con la perdita del lavoro ed i tentativi di trovarne un altro. Mi sono messo a scrivere su un quaderno, a matita. Quasi una ribellione alla dittatura del PC. L'idea si è sviluppata man mano, nelle pause pranzo in libreria, nei parchi mentre avanzava la bella stagione, sul terrazzo di casa nelle serate tardo-primaverili. Tutto un romanzo scritto a mano, avviato, poi abbandonato in mancanza di ispirazione, poi ripreso, poi di nuovo abbandonato, poi ripreso....A volte ero un fiume in piena di parole e riempivo tante pagine in poco tempo, altre volte stavo interminabili minuti su una stessa frase...
Non è stato facile, ma è stato bello costruire una storia. Poi ho cominciato ad aver voglia di condividerla....ed è iniziata la fase, forse ancora più pesante, della riscrittura su supporto informatico....

[CONTINUA] 
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venerdì 19 gennaio 2018

A San Valentino passa in libreria ... alla presentazione di 6sei66!

Fonte: lafeltrinelli.it
Fonte: lafeltrinelli.it

Non mancare, il giorno di San Valentino, 14 Febbraio 2018 alle ore 18:00, alla presentazione del romanzo "6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento"! L'incontro si terrà alla Libreria Voltapagina a Parma e vedrà la partecipazione come relatore del dott. Christian Stocchi.

6sei66 racconta le storie di quattro europei nati lo stesso giorno, appunto il 6 Giugno 1966. Persone immaginarie che, nella realtà, avrebbero ora poco più di 50 anni. Un periodo, l'ultimo cinquantennio, segnato da profondi cambiamenti in Europa e nel mondo. Delle vite dei protagonisti, sono proposti fotogrammi scattati in ogni decennio a partire dai Sessanta fino agli Anni Dieci. Quattro storie destinate ad incontrarsi e a "riconoscersi" anche grazie ai figli, rappresentanti di una generazione - quella dei Millennials - che ha davanti a sé grandi incertezze e grandi speranze...

Leggi di più sull'incontro in libreria:

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sabato 6 gennaio 2018

La Befana ha portato...il carbone


La #Befana mi ha portato il #carbone. Ieri il #romanzo #6sei66 ha subito una #stroncatura da parte di un #critico #letterario. Ho preso nota di tutte le #critiche sul mio #taccuino, per farne tesoro. La prima: un titolo che allude (all'inizio non ne avevo idea!) al #diavolo (#666) allontanerebbe una parte di lettori ed ingannerebbe l'altra parte. E poi tante altre. Ringrazio il mio valutatore, che ha dedicato generosamente del tempo alla #lettura del mio romanzo ed è stato onesto a riportarmi il suo responso assai negativo. Tuttavia, NON MI ARRENDO. Farò certamente tesoro di tutti i suggerimenti ricevuti quando scriverò il mio secondo libro. Parlando invece dei miei prossimi passi, SARÒ PRESTO FELICE DI INVITARVI AGLI INCONTRI DI PRESENTAZIONE DI "#6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento" CHE STO ORGANIZZANDO  PER I PROSSIMI MESI FRA #PARMA E #TORINO. Grazie e a presto, A.C.

giovedì 14 dicembre 2017

Santa Lucia ha portato un regalo agli amanti della lettura...


SANTA LUCIA ha portato un regalo agli amanti della lettura! 


Poi - se lo vorrai - potrai pubblicare liberamente il tuo commento sulla pagina de ilmiolibro: così riceverai GRATIS a casa tua una copia rilegata del romanzo! 

martedì 5 dicembre 2017

Un regalo originale per chi...è nato nel 1966



Tra i tuoi amici c'è forse una persona nata nel 1966?

Un regalo originale per Natale può essere un libro che un po'...parla anche di lui! 


Per fargli una vera sorpresa, puoi spedire il libro direttamente a casa sua!

Di cosa parla 6sei66?

Sei Sei Sessantasei è una data di nascita, a partire dalla quale si sviluppano quattro storie diverse. Quello stesso giorno dell’anno 1966 è nato, nel mondo, un numero imprecisato di bambini. Il presente romanzo immagina di seguirne quattro, nei rispettivi percorsi di crescita, per tracciare un ritratto, pur parziale, di una generazione. Uomini e donne che si trovano, ora, a vivere la fase adulta della loro esistenza dopo aver assistito, e talvolta partecipato, ai profondi cambiamenti che hanno segnato l’Europa ed il mondo negli ultimi cinquant’anni.
Helga nasce il 6 Giugno 1966 a Dresda, nella Germania Est comunista, al di là della Cortina di Ferro. Il Muro di Berlino è stato costruito pochi anni prima. Il suo percorso di vita è un lungo e difficile viaggio verso la libertà, a partire da una pericolosa fuga verso Ovest all’età di dieci anni, che lascerà aperta una ferita solo in parte ricucita alla vigilia dell’implosione del regime. Helga aspira alla libertà e la persegue con coraggio, sia prima che dopo la caduta del Muro, tentando nel contempo di ricreare attorno a sé qualcosa di simile ad una famiglia.
A Coimbra, in Portogallo, nel medesimo giorno del 1966 nasce Antònio in una condizione di dignitosa povertà. Una morte inattesa colpisce la sua famiglia quando ha solo dieci anni. La speranza di una nuova vita sembra curare la ferita, ma è un’illusione: il dolore spinge un padre a commettere gravi errori con un epilogo drammatico che costringe Antònio ad emigrare in un altro continente. Lì dovrà ritrovare la persona che gli è più cara. Troverà, intanto, il suo posto nel mondo.
Il 6/6/66 a Dinan, una cittadina della Bretagna, nasce Delphine, destinata a vivere gli anni bui del terrorismo di matrice politica, con pesanti risvolti familiari. Negli anni Ottanta sarà madre in una complicata situazione sentimentale e continuerà a cercare un senso a tutto quello che le è successo, riuscendo anche a intravederlo.
Gustav, infine, nasce nello stesso giorno a Odense, in Danimarca, da una ragazza madre che sfida i pregiudizi e le ostilità della sua stessa famiglia. Una famiglia unita è, di contro, ciò che Gustav, negli anni dell’infanzia, vorrebbe avere. Crescendo, scoprirà l'amore e la sofferenza dovuta alla sua perdita, proprio mentre il mondo accelera e c’è chi non riesce a fermarsi a coltivare un legame.
Le vite dei quattro protagonisti si incrociano parzialmente, in una fase ormai adulta, all'alba del nuovo millennio, quando la spinta della globalizzazione prefigura un illusorio scenario di sviluppo e solidarietà universali. Si incrociano in due luoghi simbolici: la Roma del Giubileo e la New York che balla e brinda al futuro, ignara di cosa accadrà di lì a poco, l’11/09/2001. 
Il crollo delle illusioni segna il percorso delle nuove generazioni - qui rappresentate dai figli di alcuni protagonisti – in un quadro di nuovi drammi, come quelli causati dalle ondate migratorie, ma anche di nuove opportunità.  

sabato 2 dicembre 2017

Tentazioni di un "bookstore addicted"

Racconto breve di un venerdì pomeriggio in libreria, tra tentazioni più o meno resistibili

di Alberto Cardino

Fonte: http://unamicainviaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/05-the-last-bookstore.jpg
Fonte: http://unamicainviaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/05-the-last-bookstore.jpg

Ti piace come scrivo? Leggi il mio romanzo "6sei66 - Quattro vite oltre il Novecento"

La libreria è la mia casa. È il rifugio dei miei venerdì pomeriggio. Qui sublimo la mia solitudine rivendicando, nel contempo, una sentimentale comunanza con il genere umano. Quante persone incontro, attraverso i libri che hanno scritto e che sono esposti, in una libreria? Quanta vita, reale o fantastica, contemporanea o passata o futura? Seriosa o divertente? Forbita od essenziale?

Mi siedo in poltrona e vorrei, potrei in effetti, lavorare. Aprire il PC, estrarre le fotocopie, mandare e-mail e whatsapp, prendere appuntamenti e terminare un lavoro cominciato in ufficio. Riesco per poco a farlo, poi la voglia di lavorare decresce al calare della frequenza delle nuove mail che popolano la mia posta in arrivo. “Aggiorna” una volta, poi una seconda, aspetta un altro po’. Niente. 
Manca ancora un angolo della libreria da ispezionare, per oggi? È mia consuetudine dare un’occhiata semi-veloce o lentamente progressiva quando entro in libreria, prima di tuffarmi a “lavorare” sulla comoda poltrona. Consciamente o meno, lascio sempre qualche angolo inesplorato per giustificare la pausa, che poi sono “le” pause. Mi alzo, dicevo sopra, e provo a colmare le lacune librarie. Mi interessano tutti i libri, e non me ne interessa nessuno. Me li comprerei tutti, sapendo che forse li leggerò o forse rimarranno sugli scaffali di casa per molto tempo. Se non trovo momentaneamente nulla, la mia rada propensione al risparmio prende coraggio, ma la delusione supera il sollievo dello scampato pericolo. 

Devo pur tornare a “lavorare”, avendo terminato il tour. Che potrà, tuttavia, riprendere in altri spazi e sezioni, sì già frequentate ma …. i librai potrebbero aver inserito delle novità nel frattempo. Capita più spesso di quanto si potrebbe immaginare, bisogna stare all’erta! Intanto è arrivata una spam. Poi una newsletter che se fossi efficiente dovrei leggere, ma proprio oggi non riesco. Non la cancello, magari in un altro momento la riprenderò … Certo, come no.
“Aggiorna”, poi “aggiorna”. Niente. La pagina facebook langue di fake news, imprescindibili aggiornamenti sui programmi TV, ricette tradizionali, polemiche politiche, filippiche di un “amico” di cui non ricordavo l’esistenza. Il profilo linkedin mi notifica che è il compleanno di una persona di cui potrei avere un giorno bisogno per la mia carriera perché è “CEO” o “advisor” o “chief operations officer” di primaria società. Non riesco, tuttavia, a farle gli auguri. Magari domani, scusandomi per il ritardo …. Un volo sul sito di un quotidiano, assicurandomi di aver silenziato tutto per non farmi sorprendere dall’irruzione della pubblicità di una notissima pay-tv che mi racconta l’emozione sincera e multiforme che è capace di trasmettermi. Come no. 

Vorrò mica sprofondare in questa comodissima poltrona? “Aggiorna” la mail. Niente. Che peccato. Mi rialzo e cambio piano. 
Adoro le librerie a più piani. Non mi importa nulla dei libri di sport, ma li esploro ugualmente. Aborro anche solo la parola “decoupage”, ma un giretto nella relativa sezione è d’obbligo, non sia mai che mi sfugga un temperino particolare o una matita capace di rendere la mia scrittura più leggibile. Come no. O un timbro multifunzionale un po’ anni Ottanta, che una parte di me vorrebbe di cuore possedere; l’altra parte invece potrebbe anche annegare nella colpa, se l’acquisto andasse in porto.

Il pomeriggio, intanto, bene o male passa. Fuori l’inverno fa tutto buio presto. Si avvicina l’ora di tornare a casa, avendo lavorato circa un decimo di quanto preventivato. Accanto alla comodissima poltrona, sul tavolino sono appoggiati dei libri che, a seguito delle varie mie ispezioni, ho raccolto “per consultazione”. Certo, come no. È ancora possibile evitare il disastro, la spesa, l’erosione del risparmio per i miei figli, la prenotazione di un nuovo spazio (che non c’è) sugli scaffali di casa. L’austerità sabaudeggiante e la responsabilità interiore che provo in certi momenti sono in grado, non di rado, di fare il miracolo. A quel punto, con la morte nel cuore esaurisco velocemente il dovere di vestizione, chiudendo la giacca in modo che sia impossibile riaprirla. Prendo lo zaino e scappo a passo svelto. Non di corsa perché non si corre in libreria. I libri sono rimasti sul tavolino, “in consultazione”. Fanno parte del passato, ormai. Forse ci rincontreremo, un giorno (magari già venerdì prossimo). Ora siete, però, alle mie spalle. E non torno indietro. 
Arrivato all’uscita, è quasi un sollievo superare il varco e respirare l’aria pura, insatura di libri ed altre tentazioni del diavolo.

In altre occasioni, la carne è più debole. La droga dell’acquisto produce biecamente i suoi effetti, creando astinenze pur laddove le pareti di casa sono ormai coperte all’inverosimile di volumi. Non è possibile evitare di prendere in mano, dopo aver compiuto la vestizione, i testi “in consultazione”. Una scritta vedono i miei occhi, sotto i loro titoli: “NON MI RIPORRE. ORMAI SONO TUO”. A quel punto, è molto difficile spezzare l’incantesimo. Poniamo che una savia reminiscenza abbia il sopravvento per un decimo di secondo: ma io l’ho già comprato, questo libro. Cosa sto facendo? Ebbene, i miei neuroni a forma di cassa di una libreria troverebbero ugualmente una giustificazione inossidabile per l’acquisto. “Al limite lo regalo, il doppione”. Certo, come no.
Nel percorso verso la cassa, il cuore batte forte, la nevrosi spinge ad immaginare che dietro di me il pavimento sprofondi e mi costringa a non fermarmi. Fermarsi sarebbe come affrontare l’apocalisse, la distruzione, la fine di tutto. Un lampo di buon senso ancora riesce a scuotere il brodo di neuroni strafatti in sprazzi di tempo intermittenti, quando l’apocalisse si rovescia in soluzione (“la tua salvezza è fermarti”) e la soluzione in apocalisse. Ma è un fuoco di paglia. La cassa è lì, a pochi metri. Se non c’è nessuno in coda, le speranze si riducono al lumicino.
Se c’è coda, un ultimo atto di resistenza e rigetto è ancora possibile. O forse no. Altri si mettono, infatti, in coda dietro di me. Faccio parte ormai di quella grande famiglia di autori, amanti della lettura e frequentatori di librerie a cui desidero associare la mia solitudine. È la mia famiglia, non può farmi del male. La cassiera mi sorride, e con tono suadente mi chiede “carta fedeltà?”. La mia risposta è un convinto, appassionato, inevitabile e liberatorio “Sì!”. È fatta. Il cuore si tranquillizza. Sto meglio. Certo, come no. 
Tra la cassa e l’uscita sono l’uomo più felice ed appagato del mondo. Incontrando la sera fredda sulle guance, si palesa però, proiettato sull’edificio di fronte, un volto femminile. Palesemente inc..z..ato. Non sento cosa mi dice, ma intuisco dal labiale che sia “ancora libri?” e poi una, due, tre male parole.
Ha ragione, la mia visione. È il buon senso che non ho avuto, l’autocontrollo che mi ha perduto, quello che sarebbe potuto essere e che purtroppo non è stato.

Spero, anche questa volta, di essere perdonato. Certo, come no.  

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