mercoledì 20 settembre 2017

Estratto n. 3 - Nel 1986 Gustav vive un incontro importante



Ti propongo il terzo estratto dal romanzo "6/6/66 - Quattro vite oltre il Novecento".

Siamo nel 1986.
Gustav ha 20 anni e vive a Odense, in Danimarca. La sua festa di compleanno gli riserva un incontro buffo e inaspettato...

Il romanzo integrale è scaricabile GRATIS in versione e-book. 

Buona lettura!


P.S. Per comodità di lettura, nel testo troverai grassetti, sottolineature, hashtag e link che, tuttavia, NON sono presenti nella versione originale del romanzo.


#1986 - Capitolo 5 - #Gustav 
Let's dance” canta David #Bowie, e tutti lo prendono alla lettera. Sono seduto a un tavolino della discoteca, tutta dedicata alla mia #festa di #compleanno

“Put on your red shoes and dance the blues....”

“Gustav, sei il solito guastafeste!”: #Sven mi chiama, sta ballando con una rossa-niente-male, dai loro sguardi reciproci sembra che si conoscano da anni. Forse è così. Ovvero, non vi capita mai di incontrare una persona per la prima volta, ma con la sensazione di conoscerla da sempre? Lo chiamano destino, la chiamano anima gemella, l'altra metà di me.... 
Mi muovo per il locale e mi ritrovo in una sala appartata. 
“Non ho mai visto nessuno, parola mia, essere così assente ad una festa per il proprio compleanno”. C'è qualcuno allora. Una ragazza, che sta parlando proprio a me. “Ehi, ciao, sai, la musica mi rimbombava nelle orecchie...” balbetto. “In effetti non mi sembra il tuo ideale di festa...”. Ecco proprio questa sensazione, ci pensavo prima – ed ora riprendo il filo del pensiero – incontri una persona e ti sembra di conoscerla da sempre. Lei sa quali feste ti piacciono anche se non ve lo siete mai detto. 
“Ehi, ti senti bene?” mi domanda lei. “Sì, scusami. So che non dovrei chiederlo, ma Sven ha organizzato la festa ed io, come dire, non conosco tutti ... potresti dirmi chi....”. “Chi sono?” e poi una risata, gli occhi color nocciola si stringono e diffondono luce tutt'intorno .... Ancora quella sensazione .... il destino. “Dici sul serio, non sai chi sono?”. “Beh...” balbetto di nuovo. “OK, sono la tua anima gemella!”. Mi ha letto nel pensiero. La mia anima gemella. C'è qualcosa, in effetti, di lei che mi fulmina, mi paralizza, mi fa ricordare momenti indistinti.
“Sì, l'avevo capito” le dico inebetito, e poi nuovamente la mia metà si mette a ridere. Una risata amica, familiare. Il modo in cui piega il suo collo all’indietro, poi chiude gli occhi e li riapre, tanto che sembrano parlare. La fronte è ampia, libera dai capelli marroni ritti a spazzola, tagliati corti a far risaltare un paio di orecchini pendenti, di diametro importante, luccicanti al riflesso del neon da discoteca. Mi esce un sorriso sulla bocca, mi piace sentirla ridere, vorrei che continuasse…. 

“....Let's dance to the song 
They're playin on the radio....”

“Tesoro, sei qui”, la porta si apre, è la mamma. “Non chiamarmi tesoro, ti prego mamma: oggi compio 20 anni!”. “Ma sei e sarai sempre il mio tesoro”. “Santo cielo ... oops, mamma, ti vorrei presentare .... non ti ho chiesto il nome, perdonami”. Le due donne si guardano e, all'unisono, scoppiano (di nuovo) in una sonora risata, al che comincio seriamente a preoccuparmi. Ho forse uno strano cappello in testa?
“Ma .... perché ridete? Forse vi conoscete?” azzardo a voce alta la mia deduzione. “Ci conosciamo tutti e tre, tesoro!” risponde Tamara, e poi altre risate. Mi volto repentinamente a guardare la ragazza: il suo sorriso, le sue labbra, qualcosa nei suoi movimenti. Gli occhi che già mi parlavano. “Sono #Lotte, siamo stati compagni di classe alle elementari, ti ricordi?”. Lotte? Ma … certo, Lotte.

“...Let's way
While color lights up your face...” 

“Sei veramente tu? Sono anni che non ci vediamo”. “Hai visto che bella sorpresa, tesoro?” irrompe Tamara. “Mamma?”. Improvvisamente entra Sven assieme alla folata di decibel della discoteca: “Ma dove ti eri cacciato, vieni! C'è la torta, ti stiamo tutti aspettando!”. David Bowie sta, intanto, lasciando il posto ai Duran Duran.  [...] 
Lotte. Ma come ho fatto a non riconoscere Lotte? [...] Mi ritorna in mente un pomeriggio di giochi in cortile, a scambiarci piccoli segreti e a darci appuntamento per il futuro. Quel pomeriggio avevamo deciso di nascondere alcuni oggetti tra i sassi scomposti di un muretto in rovina: un pupazzetto, una pallina di gomma, una piccola bambola, un soldatino. “Li ritroveremo quando saremo cresciuti” mi aveva detto la mia amica. “Torneremo qui, non importa da dove né quando”. Avevo dimenticato la nostra promessa di un pomeriggio di gioco. Non avevo dimenticato Lotte, però. O meglio, rimaneva il calore nel mio cuore di momenti spensierati a puntellare una vita che a volte mi ha riservato tristezza e preoccupazione. 
Quando ho saputo che si sarebbe trasferita a #Copenhagen, ho provato un senso di vuoto. 
Il vortice di ricordi mi travolge e mi asseta: voglio rivederla, riprendere il filo del discorso. Sven però mi sta trascinando alla festa, vedo Lotte sorridere mentre mi allontano e ritorno nella confusione. La torta, gli amici, gli scherzi. Io rido, sorrido, annuisco, ma sono altrove. Stavolta sono, con la testa, dove vorrei essere. Con lei.
 [CONTINUA]