giovedì 4 gennaio 2018

Ieri la guerra, oggi la sfiducia: dignità e cuore dei 18enni



L'interessante parallelo proposto dal Presidente Mattarella, e ripreso da Roberto Longoni sulla Gazzetta di Parma del 2 Gennaio, fra la generazione dei diciottenni nati nel 1899 e destinati alla guerra e quella degli attuali 18enni mi sollecita una riflessione. Le interviste realizzate da Longoni confermano, innanzitutto, il mio ottimismo sulla generazione dei Millennials. Nonostante lo scarsissimo interesse dimostrato negli ultimi 20 anni dalla politica e dalle istituzioni nazionali per il ruolo cruciale della scuola nella formazione di cittadini consapevoli, il sistema educativo sembra aver retto al diffuso tentativo di svalutarlo o di considerarlo al più come uno strumento di propaganda da abbandonare subito dopo le elezioni.
"Io credo profondamente nella speranza di poter fare la differenza" afferma uno dei 18enni di oggi. Può sembrare banale che un giovane nutra speranza per un futuro che lo vedrà protagonista. Non lo è in un contesto sociale caratterizzato, in tutto il Paese regione più regione meno, da una generale sfiducia che le storture possano essere davvero raddrizzate. Peggio, da un diffuso rifiuto del cambiamento, a cui viene preferita la difesa di pratiche nepotistiche, clientelari e familistiche (suggerisco, a tal proposito, la visione de "L'ora legale" di Ficarra e Picone).
Secondo me non era scontato che una generazione cresciuta in anni di esibita amoralità si ponesse il proposito di rovesciare la generale rassegnazione/complicità a che "nulla in Italia possa mai cambiare". Merito, probabilmente, di singoli professori, formatori, educatori e operatori culturali che - pur avendo vissuto e continuando a vivere in mezzo alle storture - non si sono mai arresi. A differenza di genitori spesso così miopi da suggerire, perlomeno con l'esempio, ai figli uno sterile adeguamento al contesto amorale.
Sono ugualmente rispettabili, i ragazzi del 1999, quanto quelli nati un secolo prima e costretti al terribile sacrificio della guerra. Io credo nei 18enni di oggi e, nel mio piccolo, cerco di evitare che la rassegnazione spenga le speranze dei 18enni di domani.

(Lettera al Direttore pubblicata dalla Gazzetta di Parma del 3 Gennaio 2018)