martedì 6 febbraio 2018

La Politica in Mala Fede


Gentile Direttore,

nel Suo editoriale di domenica 21 Gennaio, Lei esprime apprezzamento per gli inviti del Presidente Mattarella ad andare a votare, “smontando” il luogo comune del politico ladro e inaffidabile e chiamando i cittadini elettori ad assumersi la propria responsabilità per il passato e, nelle urne il prossimo 4 Marzo, anche per il futuro.
Anch'io credo che, in sostanza, negli ultimi 30/40 anni noi Italiani ci siamo meritati la classe politica che ci ha governato. E andrò a votare, come ho sempre fatto alle elezioni politiche da quando ne ho facoltà. Tuttavia, secondo me il virus della “mala fede” ha, purtroppo, contaminato un’ampia fetta di establishment, condizionando le decisioni pubbliche e l’indipendenza dei media, ed accentuando quella perdita collettiva di memoria che è da molti riconosciuta come concausa del nostro declino.

Qui, a mio avviso, ci sono responsabilità precise, che i cittadini tendono purtroppo a non ricordare, di una classe dirigente e di gruppi di potere che hanno agito cinicamente per i loro esclusivi interessi.
Il Parlamento nel 2005 votò una nuova legge elettorale, il cosiddetto “Porcellum”, che mandava in soffitta il Mattarellum - con i suoi difetti ma anche con il pregio di avvicinare, attraverso i collegi uninominali che eleggevano il 75% dei parlamentari, gli elettori alle persone in carne ed ossa che li avrebbero rappresentati -, con l’esplicito scopo di condizionare in una certa direzione le elezioni del 2006. Da allora, il legame fra elettore ed eletto non ha più avuto alcuna rilevanza nelle urne, con candidati scelti dalle segreterie dei partiti ed inseriti in liste bloccate.
Da 12 anni i parlamentari sono “indicati” dai partiti e meritano il loro scranno grazie alla posizione in lista che è stata loro concessa “dall'alto” e, solo in minima parte, grazie al popolo italiano chiamato a votare unicamente per un partito e non più per una persona (le primarie sono state, per una sola parte politica, un tentativo non sempre riuscito di rimediare a questo distacco crescente).
Si è votato in questo modo nel 2006 – sulla base, lo ripeto, di una decisione presa in mala fede dalla maggioranza parlamentare di allora -, poi nel 2008 ed infine nel 2013.

Successivamente è stata la volta dell’“Italicum”, approvato dal Parlamento per la sola Camera (in vista dell’abolizione del Senato), con i capilista bloccati e la previsione del ballottaggio per “conoscere il nome del vincitore la sera stessa delle votazioni”. La mala fede della classe politica si rivela, anche oggi, nel racconto falso di una legge elettorale spazzata via dal referendum del 4 dicembre 2016. La verità è che il Parlamento ha approvato, come già fece con il Porcellum, una legge elettorale dichiarata poi incostituzionale dalla Consulta. Se non in mala fede, i parlamentari che hanno approvato l’Italicum hanno perlomeno dato prova di incompetenza! O no?
L’ultima legge elettorale, il Rosatellum-Bis, è stata presentata all'opinione pubblica come uno degli esiti del No prevalente al referendum. Non è così, come detto sopra. Gli Italiani non hanno votato, con il referendum, per un ritorno al proporzionale (solo un po’ corretto dal 25% di collegi uninominali, mentre nel Mattarellum erano il 75%!). È un racconto in mala fede, usato per avallare una legge elettorale che non colma la distanza fra elettori ed eletti e rende, nello stesso tempo, difficile la governabilità spingendo verso le larghe intese.

Ecco, in tutta questa storia, che i media raramente ricostruiscono nella sua interezza con la scusa che sarebbe troppo noiosa per i cittadini-spettatori, io vedo solo gravi responsabilità in capo alla classe politica. In 12 anni, questa non ha fatto nulla – neanche con l'Italicum il quale, lo ripeto per la terza volta, non è stato rifiutato dagli Italiani, semplicemente non era compatibile con il nostro ordinamento – per riavvicinarsi ai cittadini-elettori.
Noi Italiani abbiamo mediamente - è vero - poco senso civico e, di conseguenza, molte responsabilità nel destino incerto del nostro Paese. Tuttavia, fino a quando non sarà ripristinato il corretto rapporto democratico di selezione e controllo dell’elettore nei confronti dell’eletto, i cittadini – anche quelli che si astengono – potranno legittimamente considerarsi innocenti di fronte all'immobilismo ed alla scarsa efficienza delle istituzioni pubbliche.

(Lettera al Direttore inviata il 21 Gennaio 2018 alla Gazzetta di Parma, ma non pubblicata)

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